Imbottigliamento NovaTerra la Stout luppolata

La nostra prima stagione in BIAB 2013-2014 si è conclusa con l'imbottigliamento della Stout luppolata NovaTerra, anche se dobbiamo ancora terminare di applicare le etichette oltre che alla NovaTerra anche a Juniperus, la Imperial Stout.
Nei prossimi giorni scriverò due righe, sulla stagione conclusa, che risulterà essere una riflessione su questo periodo, è sarà una scusa per inserire le ricette e le etichette delle nostre birre fatte in All Grain con il metodo australiano BIAB.
L'imbottigliamento è ormai una tecnica consolidata, pochi semplici passaggi per mettere al sicuro la nostra birra, frutto di tanta fatica e pazienza per la produzione.
Come sempre abbiamo eseguito una sterilizzazione delle bottiglie in lavastoviglie, con programma ad alta temperatura, il giorno precedente. La sanificazione con bisolfito di potassio, viene eseguita poche ore prima dell'imbottigliamento, senza risciacquo, lasciando scolare le bottiglie.


L'importanza del travaso prima dell'imbottigliamento è fondamentale per evitare di rimescolare il lievito che si è depositato sul fondo durante questo periodo di fermentazione. Questa volta l'operazione è stata eseguita in cantina, che sta diventando sempre più la titolata per i nostri lavori birraioli casalinghi.


Il metodo seguito per il travaso è il solito, rubinetto - rubinetto, veloce e semplice. Durante le fasi abbiamo potuto apprezzare il profumo di questa birra scura, come merita questa Stout ricca di luppoli.


Prima dell'imbottigliamento e della aggiunta di zucchero per il priming, è necessario prelevare  un campione per la misura della FG (Final Gravity), raggiunta in queste settimane di fermentazione, dove tramite la densità misurata all'inizio OG (Original Gravity), si può calcolare la gradazione alcolica tramite la formula OG-FG/7,46. In questo caso (1062-1014) / 7,46 = 48 / 7,46 = 6,4.


La densità finale di 1014 è in linea con le aspettative, ed essendo un lievito recuperato dal lavaggio della Imperial Stout, ci riempie di gioia per aver effettuato al meglio la tecnica per il recupero, questo è il risultato di tanta fatica.
Naturalmente non ci sottraiamo mai a dare un assaggiata al mosto. La prima impressione e olfattiva è il profumo dei luppoli, alla degustazione l'amaro è molto presente, è la prima sensazione, poi piano piano che scende verso la gola, si sente molto lo special B e il suo caratteristico gusto "cioccolatoso", e infine si sentono i malti tostati. Ci ha fatto subito una buona impressione, speriamo che mantenga e maturi queste sensazioni.
La prima fase termina qui. Purtroppo non siamo ancora attrezzati per imbottigliare in cantina, non avendo ne un lavandino e quindi l'acqua e il gas, utile per portare in ebollizione l'acqua. L'unica cosa che possiamo aggiungere è un fornello elettrico, ma per l'acqua è un operazione complicata, sinceramente sarà molto difficile (ma non impossibile) riuscire a portarcela. Il problema principale è far passare un tubo nell'intercapedine di perline, che rifasciamo i muri del corridoio delle cantine, per non parlare dello scarico, vedremo.
Portiamo su il fermentatore e inizia la seconda fase con la bollitura dei 300 ml di acqua dove scioglieremo lo zucchero, faremo bollire tutto per qualche minuto, e la soluzione ottenuta, una volta raffreddata alla temperatura del mosto, sarà versata nel fermentatore per la rifermentazione in bottiglia, che darà la "gasatura" alla nostra birra.


Abbiamo deciso di effettuare un priming leggermente più alto, di quanto eseguito su altre Stout prodotte precedentemente, soprattutto perchè essendo un Stout Luppolata, ricade un pò in uno stile Americano, che risultano più "gasati" rispetto alle cugine Europee, e abbiamo così deciso per 5,5 grammi litro. Una volta raffreddato, abbiamo versato tutto nel fermentatore mescolando bene, per un paio di minuti, cercando di ossigenare il meno possibile.
Possiamo iniziare la fase finale di riempimento delle bottiglie. Di fondamentale importanza è il mescolamento ogni 4 o 5 bottiglie per evitare la stratificazione dello zucchero, con il rischio di ritrovarsi con bottiglie più gasate e altre lisce.
Come sempre abbiamo usato l'asta, collegata al rubinetto, per riempire le bottiglie.


Terminata la fase di imbottigliamento le bottiglie sono state posizionate, provvisoriamente in cucina, in attesa di terminare il box climatico e essere posizionate in cantina, sede definitiva per lae future rifermentazioni.


Eccoli qui tutte in fila come un battaglione di soldati, pronti a saltar fuori. Un paio di settimane qui a 24°C e poi saranno posizionate in cantina, adesso a 18°C, per la maturazione che durerà minimo 6 mesi, con temperature che arriveranno a 8°-9°C. 
Alla fine, prima di lavare il primo fermentatore, dove su fondo era presente il lievito depositato, abbiamo deciso di utilizzarlo per la pizza.


Anche se, inevitabilmente, risulta un pò scuro, ecco qui un bel panetto di lievito pronto per essere utilizzato le fare tante belle e buone pizze. Normalmente mescoliamo un pò di farina tipo manitoba o comunque una farina forte (tipo W330) un pò d'acqua e infine uniamo il fondo. Si amalgama il tutto, e poi si lascia lievitare per una dozzina d'ore. Se non si utilizza subito, si può mettere in un contenitore ermetico e messo in frigo, dove può rimanere tranquillamente una settimana. In caso di inutilizzo, si può allungare la vita del lievito, "rinfrescandolo", cioè si tira fuori dal frigo qualche ora prima di essere nuovamente rimpastato con un paio di cucchiai di acqua e un pò di farina. Sarà nuovamente fatto lievitare per una dozzina di ore e poi messo di nuovo nelle stesso contenitore del frigo. Il contenitore deve stare sempre in frigo e non va mai pulito.
Per ora è tutto ci rileggiamo presto.







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