giovedì 26 marzo 2015

Una Chiacchierata con ..... Joseph Pulga

Dopo l'incontro con Antonio De Feo, e Fabio Stilo, continuiamo la serie di interviste, o meglio chiacchierate con un grande Amico, nonchè il mio Mastro che ha avuto la pazienza di starmi vicino, e trasmettermi la passione per il liquido biondo che tanto amiamo. Con Joseph abbiamo spaziato a 360° gradi nel panorama del mondo della birra, una chiacchierata unica, Ve lo assicuro.

Sono contento di poterVi presentare Joseph Pulga, 41 anni, sposato con un bimbo splendido…lavora come tecnico al reparto Qualità nella fabbrica più famosa di veicoli industriali d’Italia. 
Utente del Forum Mr. Malt.

Finalmente Posso incontrarTi Mastro anche se solo virtualmente, ciao Joseph o preferisci 8Gazza?
J: Indifferente, il piacere è mio e sono onorato di questa intervista.

Presentati ai nostri lettori.
J: Oltre l’obbligo del lavoro ho mille passioni: in primis cucinare, poi alleno da 21 anni nel settore giovanile del Pegognaga Calcio, ho collaborato per oltre un lustro con le giovanili del Chievo Verona; ho giocato in serie D a pallavolo ed a Basket a livello amatoriale, ahimè il peso, le rotule, il tempo e l’età ora mi permettono solo qualche scambio a tennis e beachvolley (in maniera scandalosa); quando i capelli erano ancora castani ho lavorato come barista e shakeravo cocktail in feste private; ho fatto per quattro anni teatro, e da altrettanti birrificio!

Quando hai iniziato ad appassionarti alla birra? 
J: A berla a 14 anni (la mitica Tennent’s), ad appassionarmi sei anni fa dopo un viaggio a Londra

Qual’è la tecnica che usi maggiormente per la produzione della Tua birra?
J: E+G rielaborato da me o Kit…in entrambi i casi Late Addiction e Ice Addiction (mio marchio di fabbrica)

Qual’è il Tuo giudizio sulla Tecnica Australiana Bag In A Bag, BIAB?
J: La conosco grazie a te, direi che ognuno birrifica come crede, come può e come vuole basta che si diverta!!! Parlando seriamente io farei il mash con rapporto 3,5 a 1 tra acqua e grani, tolta la sacca aggiungerei l’acqua mancante.

Quale sono gli stili di birra che preferisci?
J: Bianca, bionda, rossa, ambrata, nera, speziata…UNICA

La birra che hai creato che Ti ha dato le maggiori soddisfazioni?
J: Una birra casuale alla segale e frumento con malto Cararye e Carawheat, fatta senza conoscere nulla di tale cereali ma che ha impressionato i miei amici di bevuta.


Regala una ricetta ai nostri lettori
J: Oceanic Ale [E+G]
Dimensione cotta: 25,0 
OG prevista: 1,049 
Plato: 12,2 
IBU prevista: 32,0 

Malti e Zuccheri
Malto Liquido Light 4000
CaraPils 500,000 g. 
Oats, Malted 200,000 g. 

Luppoli
1^ Gittata 45 min.
Columbus 3,0 gr. Pellet 14,1 % 
Green Bullet 3,9 gr. Pellet 11,1 % 
Pacifica 7,0 gr. Pellet 6,1 % 
Summit 2,7 gr. Pellet 15,8 % 
2^ Gittata 10 min.
Columbus 7,7 gr. Pellet 
Green Bullet 9,7 gr. Pellet 
Pacifica 17,7 gr. Pellet 
Summit 6,8 gr. Pellet 
3^ Gittata 0 min.
Columbus 5,3 gr. 
Green Bullet 6,8 gr. 
Pacifica 12,3 gr. 
Summit 4,7 gr. 

Lieviti
Secco Safale US-05

Perché in Italia siamo molto gelosi delle nostre ricette e degli ingredienti segreti, quando invece all'estero si scrivono libri con le proprie ricette?
J: Perché ci crediamo i migliori e con spocchiosa gelosia non intendiamo condividere con gli altri. Non capiamo che anche un semplice spaghetto aglio, olio e peperoncino fatto da 10 persone avrà 10 sfumature e sapori diversi…non conta nascondere la ricetta perché poi è l’acqua, il processo, le temperature, la fermentazione, il priming, la pulizia, la maturazione e mi sto dimenticando altri 1000 scazzi che possono fare la differenza!!!

Cosa pensi del panorama dei forum italiani?
J: Che in qualsiasi forum ci sono gli esperti veri che fanno i semplici, molti che arrancano e cercano di fare gli esperti (la mia categoria), gli ascoltatori, i democratici, gli assolutisti…ma la categoria che non sopporto è quella dei teorici, quelli che per ogni spiegazione si appellano allo scritto di Bertinotti, piuttosto che al Bjcp, che sciorinano citazioni di Kuaska o idee di Perpizian e poi scopri che fanno i kit ma si atteggiano da mastri birrai con esperienze da Mikkeller o poco sotto! Io adoro chi, come te, parla di birra, si emoziona di birra e soprattutto scrive e narra ciò che realmente fa!!!
Abbiamo già abbastanza ciarlatani in giro.

Qual'è stata la Tua più grande gioia nel mondo HB?
J: Il foglio di calcolo degli zuccheri, sapere che molti alle prime armi lo usano mi rende orgoglioso e felice.

Quali sono i progetti per il Tuo futuro come HB ?
J: Continuare a divertirmi rilassandomi nelle quattro orette con l’E+G. condividere coi miei amici le mie birre, essere utile per quel poco che so ad alcuni del forum o in privato via mail.

Come giudichi il livello degli homebrewer italiani?
J: E chi sono io per giudicare…di mio amo semplicità ed inventiva, sui forum che frequento da lettore direi che il livello è molto alto.

Dopo tanti anni credi che i forum e simili, abbiano offerto un aiuto al mondo degli HB o pensi che le troppe informazioni, a volte contraddittorie, possano addirittura confondere?
J: Io parto dal concetto che la verità assoluta non esiste, bisogna leggere di tutto, ascoltare tutti ma fare di testa propria. Lavorando coi ragazzi ho capito che loro apprendono molto più velocemente per “prova ed errore”…in sintesi do loro un obbiettivo ed alcuni mezzi o suggerimenti per poter approdare allo scopo, ma poi devono pensare, ragionare, agire con le loro idee. Ad alcuni servono dieci tentativi, ad altri un paio, in ogni caso difficilmente utilizzano tutti lo stesso metodo per arrivare alla fine e questo è meraviglioso! 

Su internet, e non solo sui forum, esistono un mare di informazioni sul mondo della birrificazione casalinga, non sempre veritiere, cosa ne pensi?
J: Il vero o il falso sta nell’avere le scarpe o camminare scalzo??? In verità penso che nel tempo e con un briciolo di esperienza da HB si nota subito chi spara cazzate e chi scrive perché ha provato e brassa periodicamente…la verità viene sempre a galla!!!

Cosa diresti a chi vorrebbe intraprendere la strada di HB? Dai qualche consiglio per iniziare a produrre birra a casa?
J: Di dimenticare la birra alla castagna; di iniziare dai kit, di non volere un impianto più costoso di 10 pizze da asporto.

Quali sono le condizioni per cui una birra si può fregiare del titolo di artigianale? Dipende dal metodo utilizzato o semplicemente della qualità degli ingredienti?
J: Ci sono delle caratteristiche tecniche e di volumi prodotti per cui l’artigianale è catalogata, a me artigianale ricorda di più l’idea di passione e manualità, di rapporto faccia a faccia e giornate passate a raccontarsela…acquisterei più volentieri una tua birra che quella di un’impresa proprio perché dietro c’è una storia, un amore.

Come giudichi il movimento della birra artigianale italiana?
J: Straordinario, non acquisto molte birre, alcuni miei amici sanno cosa regalarmi…un’artigianale e mi sono piaciute praticamente tutte.

A cosa è dovuta la forte diffusione della birra artigianale negli ultimi anni?
J: Moda, prezzo di consumo (anche se ora qualcuno ne approfitta troppo), qualità.

Quali sono, i maggiori ostacoli per un decollo in Italia della Birra Artigianale?
J: Un furto legalizzato della nostra politica, l’accise è una penale troppo alta, priva di senso e soprattutto inaccettabile…se la legge è uguale per tutti accise anche al vino!

Quali sono i personaggi, che ritieni, più importanti del panorama della Birra Artigianale Italiana?
J: Ahimè non sono per i personaggi delle birre artigianali ma per le persone che parlano di birra, direi: escludendoti direi Bac, Lollo, Allievo, Toscanos e pochi altri.

Qual’è il Tuo giudizio, in generale, sul prodotto birra italiana?
J: Prodotti fantastici che stanno perdendo di mira il fattore costi al consumatore (25 euro al lt per alcune birre sono ignobili e deleteri per il panorama)

Esiste uno stile Italiano? Ho siamo troppo legati al vino?
J: Italia è sinonimo di stile, direi le Bionde con luppoli non europei caratterizzano molte artigianali italiane; poi i birrificatori pensano di riuscire rapidamente ad emulare stili che non ci appartengono (si sente parlare che è l’anno delle acide, lasciamo fare ai veri maestri di Geuze e Lambic, grazie)

Pensi che la birra artigianale italiana sia un prodotto di qualità?
J: Si anche perché spero e mi auguro che i controlli italiani siano molto severi in fatto di igiene e materie. 

I birrifici in Italia sono in forte crescita, pensi che la qualità possa risentirne?
J: E’ ovvio che la saturazione del mercato porti ad un appiattimento della qualità del prodotto...tutti sappiamo cucinare, pochi sanno gestire un ristorante. 

Pensi che i consumatori di birra, abbiamo capito le differenze tra birra industriale e artigianale?
J: No, poi dipende dal contesto dove abiti. Al mio paese la differenza che notano le persone è solo sul prezzo…mannaggia!

Il grande successo della birra artigianale italiana è solo una moda del momento o rappresenta qualcosa di più?
J: Al momento fa figo bere artigianale, fosse per me dovrebbero sparire le industriali per legge.

Noi Home Brewer Italiani come possiamo aiutare il futuro della birra artigianale italiana?
J: Continuando a fare gli HB, chi ha questa passione compra artigianale e si ispira ad essa.

Secondi Te quali sono le differenze di chi beve birra e chi vino?
J: Nessuna, in entrambi i casi siamo consci di bere bene e genuino.

Quali sono le Tue sensazioni a riguardo dei giovani così legati alle bibite caffeiniche e così distanti dal mondo della birra ?
J: C’è un tempo per tutto, sono nati bevendo latte, sono passati dalle spremuti ai succhi, dalla cocacola alle caffeiniche…prima o poi arriveranno anche ai prodotti di qualità, tempo al tempo! 

Quanto pensi sia importante oggi per i ragazzi avere una informazione corretta sul mondo della birra artigianale? 
J: Agli adolescenti nulla, ai ventenni e trentenni è fondamentale perché vivono e si nutrono d’informazioni e nel vantarsi di conoscere una pagina più del libro.

Pensi che la birra possa diventare un momento sano di aggregazione per i giovani?
J: Certamente, anche perché la pizza o l’hamburgher a cosa si abbina meglio???

Quali sono le informazioni fondamentali da trasmettere ai giovani per far comprendere il mondo della birra? 
J: Bevi una birra artigianale, quella che vuoi, offro io e da lì hai la vittoria in pugno, lo puoi affogare di parole e notizie del nostro oro liquido.

Perché molti ragazzi scelgono la strada dell'annegamento della mente nell'alcool senza assaporare i veri gusti e i piaceri aromatici della birra?
J: A quell’età non devi gustare, devi rincoglionirti e sentirti sempre tra la veglia ed il sonno, la vita adesso è veloce…la birra invece è una dolce e lenta processione (solo per spinarla in modo corretto servono alcuni minuti), i giovani non hanno la pazienza.

Fare birre può essere un percorso di crescita per i nostri ragazzi, anche lavorativo?
J: Fare birra è un bagaglio che può servire sempre…per il lavoro la vedo più dura.

Con lo scorrere frenetico della vita moderna, dove il messaggio dei media è arrivare per primi, nella birra c'è spazio per chi invece, con serenità e calma, arriva ultimo?
J: Beati gli ultimi perché saranno i primi non è un motto che mi appartiene, gli ultimi sono e saranno considerati sempre ultimi. Con serenità e calma partecipo per vincere sempre.

Le attività principali delle associazioni, concorsi mostre, che alla fine premiano a vicenda, c'è un impegno reale a diffondere la cultura birraio o invece è solo questione di denaro?
J: Più diffondo cultura, più aumento le entrate, più aumento le entrate più iscritti ci saranno, più il portafoglio si gonfia…circolo vizioso ma inevitabile.

In questo mondo fatato, non c’è pericolo di finire in una nicchia per pochi prescelti?
J: Mi dai l’indirizzo del mondo fatato, io ancora non l’ho trovato. Mi smazzo da mattina a sera per vivere e ritagliami momenti di svago.

Il fiorire di nuove associazioni e gruppi, nasce dall'esigenza di crescere o è solo un modo per ognuno di ricavarsi la sua gloria?
J: Accendo la B con qualche sfumatura di A

Molte volte si sente citare il nome BJCP e Style Guidelines, per prendere spunti per una ricetta, una birra, ritieni che sia indispensabile seguire le linee dettate o si finisce per essere troppo professionisti e così si uccide la fantasia e la creatività che contradistingue noi birraioli casalinghi?
(L’acronimo BJCP, Beer Judge Certification Program, che potrebbe non risultare familiare a tanti lettori, è un’organizzazione no profit nata in America nel 1985, con l’obiettivo di formare e certificare giudici birrai. La sua pubblicazione più importante è senza dubbio rappresentata dalle Style Guidelines, reputata la Bibbia degli stili birrari del mondo).
J: Il BJCP è come il politico: Inutile ed Insopportabile, a mio avviso.

Pensi che i forum dovrebbero "proteggere" di più i neofiti, evitando tanti professionismi, compreso il BJCP?
J: Il Bjcp sta alla birra fatta in casa come le richieste assurde che alcuni allenatori fanno ai propri giovani giocatori: è come se io chiedessi ai miei ragazzi di tirare le punizioni come Pirlo o Mihajlovic, o di fare le finte di CR7, ma non scherziamo. Gioca come puoi, gioca con e per i tuoi compagni e lascia sempre lo spogliatoio con un sorriso

Un forum è condivisione, approfondimento e insegnamento, perchè molti lo utilizzano per prevaricare sugli altri?
J: E’ la natura umana, si sa che la gente da buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio.

Quali sono i progetti per il Tuo futuro birraiolo?
J: Riuscire a brassare un rossa rubino, continuare a birrificare sentendo le farfalle nello stomaco.

Abbiamo finito Caro Mastro, è stata una lunga e piacevole chiacchierata, dove abbiamo toccato molti aspetti del mondo della birra, sfatando anche qualche mito. 
Ti ringrazio per la Tua disponibilità e naturalmente Ti aspetto ancora qui da noi.

Grazie Mastro Joseph






lunedì 16 marzo 2015

Una Chiacchierata con..... Fabio Stilo

Un nuovo Amico ci è venuto a trovare,  questa volta incontriamo Fabio Stilo, alias BiloGe, ideatore creatore e realizzatore del software Brewonline.net. 
Nato il 3 Agosto 1981 a Genova, dove vive, ha studiato come perito industriale specializzazione informatica, presso l’ITIS E. Majorana del capoluogo ligure, dove ha imparato la professione che tuttora svolge, sviluppatore software. Sposato, una bimba, Milena,  di 1 anno e 3 mesi al quale dedica ogni minuto del suo tempo libero.

Ciao Fabio, Ti do il benvenuto nel nostro salotto virtuale, raccontaci qualcosa di Te, fatti conoscere dai nostri lettori
F: Ciao Enrico, grazie per l’invito a questa chiacchierata per il tuo blog. Che vuoi che ti dica, alcuni nel web, forse mi conosceranno, per un progetto precedente al hobby birraio e cioè il BeverlyClub.net, lo scooter-club online che raccoglie ormai dal 2006 migliaia di possessori di Piaggio Beverly in Italia e non solo. Ma il tempo passa e le cose cambiano, e qualche anno fa, ho abbandonato i grandi viaggi sulle due ruote, per qualcosa di più tranquillo. Anche per via di un incidente molto stupido che però mi è costato parecchio in termini fisici. Come già detto, sono un programmatore e quando esco dal mio ufficio non ho interesse a rimettere mani su un pc anche a casa, anzi mi dedico a tutt’altro. I lavori manuali e artigianali sono i miei preferiti, faccio modelli di navi in legno, e da ormai 5 anni produco birra “casalinga”

Quando hai iniziato a fare birra?
F: La mia prima cotta risale al 22 Agosto 2011. Ho studiato sul libro di Bertinotti-Faraggi praticamente sul pullman durante il mio viaggio di nozze in Messico. Da allora non mi sono più fermato. E’ più corretto dire “Non ci siamo più fermati”, perché in effetti, Quezzi Beer, il nostro birrificio casalingo, è un gruppo di amici che partecipa alla produzione, ma soprattutto al consumo della nostra birra. I bracci destri, senza i quali non farei nulla, sono il mio amico Tod, e mia moglie Eleonora, che ci concede gli spazi (ihihih). Poche settimane fa abbiamo raggiunto il traguardo della 50° cotta per una produzione totale, a botte di cotte da 20 litri, di circa 950 litri.

Quali sono le motivazioni che Ti hanno spinto ad appassionarTi al mondo della birra?
F: Ho scoperto l’homebrewing per caso mentre curiosavo in libreria, così ho iniziato come tutti dai kit luppolati. La grande spinta me l’ha data un corso di degustazione birraia condotto da Massimo Versaci del birrificio Maltus Faber e Massimo Faraggi. Lì ho conosciuto loro e alcuni birrai delle nostre zone e ho scoperto stili di birra che nemmeno potevo immaginare.

Qual’è la tecnica che utilizzi per produrre le Tue birre?
F: Come ho definito prima, la nostra è una produzione “casalinga”, vivendo in un palazzo, gli spazi ci limitano in alcune fasi della cottura, e quindi il metodo che abbiamo messo a punto negli anni, è un E+G con partial mash. Sostanzialmente dopo un attento studio del libro “Progettare grandi birre”, che consiglio a TUTTI, abbiamo progettato le nostre cotte, inserendo il massimo quantitativo di malto base che possiamo accogliere nella nostra pentola, ed integrando con estratto di ottima qualità il mancante. Facendo così possiamo preparare birre con una grande quantità di grani caratterizzanti, senza però avere la necessità di un impianto troppo ingombrante da mantenere in casa. Il resto della produzione poi si trasferisce in cantina. 

Quali sono gli stili di birra che preferisci?
F: Allora, partiamo dal punto di partenza che per me, se una birra non ha corpo e gradazione alcoolica un po’ elevata, non è birra. Questo non è un discorso da alcoolizzato, ma è una questione di gusto. A me piace la birra che ha un suo carattere e che mi colpisce come può colpire un bel piatto in cucina. Stili quali Triple, Imperial Stout, Barley wine, sono le mie preferite. Certo, durante un pasto consumo volentieri anche una Weiss o una Stout, ma diciamo che se il ristorante ha solo lager o pils, ordino acqua naturale. Da un po’ ho bandito le birre industriali.

Hai una birra che hai creato ha cui sei molto legato?
F: Ogni nostra birra ha un suo perché e una sua storia. Quella che forse ci distingue di più è forse la QB Mc Allan, una Wee Heavy affumicata in tipico stile scozzese. Dopo diverse cotte, quest’anno siamo riusciti ad ottenerla come la stavamo cercando, con il giusto grado di affumicatura.

Regala una ricetta ai nostri lettori:
F: Dai sfatiamo il mito che i genovesi sono tirchi, e specifichiamo che siamo solo un pochino parsimoniosi  . Vi propongo la nostra QB Chestnut. Come dice il nome stesso, è una birra alla castagna, frutto tipico della nostra Liguria. E’ una birra che, essendo ricca di profumi e sapori forti, tipici del miele di castagno, o la ami o la odi. Noi l’amiamo come aperitivo o con un bel dolce. Provare per credere.

Chestnut Belgian Dubbel E+G
Minuti ammostamento : 60
Litri in pentola : 15
Litri in fermentatore : 20
Efficienza : 90 %
OG : 1074
ABV : 7.3 %
Plato : 18
IBU : 35.2
BU/GU : 0.4
EBC : 27

Malti e Fermentabili
Maris Otter 2000 gr 39 %
Muntons LME - Extra Light 1500 gr 29 %
Miele di Castagno 1000 gr 20 %
Crystal 150L 500 gr 10 %
Zucchero 50 gr 1 %
Chocolate 50 gr 1 %
Totale 5100 gr

Luppoli
Cascade (AA 5.5) 56 gr 60 min
Cascade (AA 5.5) 14 gr 45 min
Totale 70 gr 60 Min

Lieviti
SafBrew Specialty Ale S-33

Note
400 gr Castagne Mordbide insieme al luppolo da 15 min e nel primo fermentatore

Cosa pensi della Tecnica BIAB?
F: Ti dico la verità, conosco solo a grandi linee la tecnica, e il più autorevole esperto che conosco sei tu. Detto questo, lo trovo un ottimo compromesso spazio-qualità-quantità. So che sul tuo blog tratti molto l’argomento, ma purtroppo posso contribuire poco nello specifico.

Quando hai deciso di creare il progetto di Brewonline.net?
F: E’ nato nel 2012.Anche se la sua vera data di lancio è il 28 Dicembre, in realtà è un progetto che si è evoluto nel tempo da prima di quel giorno ad oggi.

Normalmente gli appassionati più incalliti decidono di aprire siti  o blog, perchè Tu hai deciso di creare un soft on line?
F: Vista la mia precedente esperienza come amministratore del club, ho deciso di chiudere definitivamente con i forum. Nonostante si facciano conoscenze importanti, portano comunque con se un sacco di problemi, di carattere intrapersonale, e a volte anche legale. Quando ho iniziato il nuovo progetto, ho scelto di procedere da solo, nonostante abbia ricevuto molte offerte di aiuto di ogni tipo. A parte i consigli degli utenti, ci sono solo 2 amici che mi hanno aiutato realmente, uno è Antonio De Feo per quel che riguarda la parte matematica iniziale, l’altro è un mio collega-compagno di scuola, con il quale ci scambiamo idee per i rispettivi progetti extralavoro. Colgo l’occasione per ringraziarli entrambi nuovamente. 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato prima nel creare e poi nel pubblicare Brewonline?
F: Purtroppo devo dirlo: l’ignoranza. Quel che voglio dire è che spesso ricevo domande che mi lasciano a bocca aperta. O ancor peggio è quando giungono comunicazioni del tipo: 
“ho problemi con i risultati del programma, se faccio i conti a mano vengono giusti”. Ora, voglio dire, non ho la pretesa di far passare il programma come perfetto, ci sono sicuramente dei problemi, ma da li a dire che un calcolo a mano con la matita, è più corretto di quello fatto dal computer, se permetti ho qualche dubbio sulla tua formula. Come in ogni ambito, c’è molta gente che si lancia nelle cose senza nemmeno sapere un minimo di teoria che sta dietro, e nonostante questo vogliono anche insegnare.

Il software ha già acquisito un buon livello di evoluzione, hai intenzione di implementazioni le funzioni, dacci qualche anteprima?
F: Ad oggi Brewonline conta quasi 3900 iscritti con circa 7700 ricette inserite, credo che sia un buon risultato, e un buon segnale per andare avanti ed ampliare. Di recente ho messo online una nuova grafica, più colorata e fresca. Ho tradotto e pubblicato il sistema e l’app, in Inglese, Francese, Tedesco e Spagnolo. Anche se a rilento, gli utenti esteri stanno aumentando. Una delle cose importanti su cui punto è la sezione dei Tutorial, dove spiego passo-passo ogni funzione. Da li è venuto fuori che molti utenti non conoscevano la differenza tra Ricetta e Cotta, e quindi utilizzavano il sistema al 30% delle sue possibilità. Come ho detto qualche giorno fa sulla nostra pagina facebook https://www.facebook.com/Brewonline , sono partito con nuove implementazioni. Giusto per fare qualche esempio, nuove sezioni riguardanti il priming e la fermentazione, calcoli dei volumi di acqua, e altro. Non voglio entrare nello specifico, perché ho poco tempo per sviluppare e quindi non posso promettere cose che poi magari realizzerò tra qualche mese.

Hai intenzione di inserire anche funzioni più specifiche per il metodo BIAB?
F: Si, sicuramente comincerò a lavorare in questo senso, visto che molti utenti me l’hanno chiesto, anche grazie al tuo aiuto. Partiamo con i calcoli dell’acqua e valori preboil, per poi andare avanti. Vediamo dove riesco ad arrivare.

Quali sono i progetti per il futuro, hai intenzione di regalarci una versione 3.0?
F: Queste nuove modifiche non daranno vita ad una nuova versione, possiamo magari chiamarla 2.5, giusto per distinguerla. Per il momento, non so come potrebbe cambiare il sistema per giungere ad una versione 3.0

Tu che lo hai realizzato elencaci i pro e contro di Brewonline?
F: La caratteristica principale del sistema è il multipiattaforma. Essendo online è utilizzabile da qualsiasi sistema fisso o mobile, basta utilizzare un browser. L’app android aggiunge un comodo mezzo anche ai dispositivi mobili più piccoli. Colgo l’occasione per specificare che su iPhone e iPad è utilizzabile dal browser, non esiste un app, e probabilmente non esisterà mai. Ci sono altri 2 pro a mio avviso: 1. È semplice da utilizzare. Ho scelto infatti di semplificare le cose a chi è agli inizi, per esempio non proponendo tutte le scale di calcoli di IBU, proprio perché data la poca conoscenza della teoria, un neofita si potrebbe domandare “ma quale devo guardare?”.
2. è Gratis, e non è poco al giorno d’oggi. BrewOnline si sostiene SOLO con i banner posti a fondo pagina o nell’app. 
Mi domandi i contro, come posso dire io quali sono? Sinceramente non lo so. Alcuni mi hanno chiesto “una versione offline” ma che senso ha? Il mio progetto fa della sua portabilità il punto forte, e vado a toglierla? Per me non è una buona idea.

Quanto pensi che Brewonline possa aver aiutato gli HB?
F: Spero tanto! A vedere dai risultati e dai commenti di chi mi scrive, credo molto. In totale speriamo abbastanza per farlo cresce ancora 

Quali solo le differenze principali tra il Tuo soft e gli altri sia gratuiti che a pagamento?
F: Ce ne sono sicuramente tante: è in italiano, ha un’assistenza diretta con chi lo ha creato, è aggiornato quasi quotidianamente, come già detto è usabile da qualsiasi dispositivo. E via così.

Pensi che in futuro Brewonline si evolverà da diventare uno strumento per i professionisti?
F: No non è il mio scopo. BrewOnline è uno strumento amatoriale e resterà tale. Sarà sempre di più un programma per chi gioca a fare il professionista.

Cosa consiglieresti a chi inizia a produrre e a usare BrewOnline?
F: Voglio dare due consigli ai neofiti: Studiate, informatevi per bene prima di iniziare, tramite libri e corsi. Non prendete tutte le vostre conoscenze dai forum, perché non sono frequentati solo da persone abili. Consiglio a tutti “La tua birra fatta in casa” e “Progettare grandi birre” come Bibbie. Dopo di che cominciate a gradi da cose semplici per progredire. Bere e conoscere prodotti di chi sa fare le cose per bene, è fondamentale per essere certi di quel che si sta per fare. Ad esempio, prima di produrre una IPA, assaggiate qualche birra artigianale dei vostri luoghi. Ancor meglio se riuscite a visitare il birrificio produttore e a parlare con chi davvero la crea. Il secondo consiglio è quello di non soffermarsi troppo sui singoli numeri ottenuti, ma pensare di più al risultato e al perché di eventuali effetti negativi ottenuti. Se la vostra birra da IBU 50 la sentite dolce, non venite a chiedere a me o altri se la formula per calcolare quel valore è corretta, ma pensate alla qualità di luppolo utilizzato, al resto della cotta e di come l’avete prodotta. Sono solo numeri, come dico sempre Stime, e quel che poi beviamo è quel che conta davvero. Se il prodotto è una schifezza, che importanza ha se i numeri sono giusti?

Prima di salutarci volevo farTi qualche domanda sulla birra artigianale ligure in particolare  nel Genovese.
Secondo la Tua esperienza qual’è il livello degli HB Genovesi?
F: Non credo di essere all’altezza di un commento simile, mi limiterò solo a fare un’osservazione. A Genova e Liguria ci sono pochi birrifici che si contanto sulle punte delle dita, ce ne sono di ottimi degni di nota, e altri meno. L’Italia culturalmente è legata al vino e difficilmente si potrà pensare di raggiungere una popolarità pari, facciamo almeno in modo, per quel che possiamo, che chi decide di bere birra, la beva di qualità. 

Perchè in Liguria, rispetto ad altre regione, la birra artigianale stenta a decollare?
F: Secondo me i motivi sono molti, sicuramente la politica del lavoro non aiuta. Oggi intraprendere una qualsiasi attività imprenditoriale è complicato, ma soprattutto costoso, figuriamoci produrre birra che è comunque alcool. Credo che ci sia anche un problema di spazi, la nostra regione non ha molti spazi ampi dove poter avere in maniera semplice un capannone da adibire a sala produzione più magazzino, cosa che invece è più facile per esempio in Piemonte o Lombardia. 

Anche il numero di birrifici in liguria è stabile, secondo te da cosa è causato?
F: Come appena detto, credo che sia un discorso economico prima di tutto, partire con un’attività oggi è veramente dura e sicuramente è scoraggiante.

Infine lancia un appello per far conoscere Brewonline.net?
F: Qualsiasi sia il vostro livello in produzione di birra, provare il sistema, sicuramente ci saranno delle funzioni che vi stupiranno piacevolmente.

Ti ringrazio Fabio, è stato un vero piacere fare due chiacchiere con Te, e spero che quando avrai qualche novità ci verrai a trovare di nuovo, illustrandoci le novità del Tuo software.
Grazie.





martedì 10 marzo 2015

Il ritorno del Biabbista

Dopo oltre un mese, siamo tornati a birrificare, per l'esattezza 45 giorni, un periodo infinito. Questo tempo ci è servito oltre che per concludere travasi, imbottigliamenti ed etichettature in sospeso, soprattutto per riflettere sull'esperienza, non del tutto positiva, della nuova pentola da 100 litri.
Sinceramente avremmo sperato di fare meno fatica, sicuramente ci ha permesso di diminuire il numero delle cotte, ma in proporzione ai litri di birra la fatica è triplicata e anche il tempo dedicato è più che raddoppiato e alla fine non ci divertivamo più. Per fortuna nei momenti topici di dubbi mi viene sempre d'aiuto il mio Mastro:
“Quand la fadiga la supera al piaser, l’è ura da turnà indrè sensa pansarag n’atim!!!” traduzione sibillina “Quando la fatica supera il piacere di fare una cosa è il momento di tornare a ciò che si faceva prima senza esitare!", e per ora abbiamo seguito il suo consiglio.
Ma andiamo con ordine, in questo mese e mezzo abbiamo travasato la Midas, la bionda americana,  luppolata con Simcoe in DH, dose robusta con oltre 70 grammi per fermentatore.


Pensando che sono pellets, sono una dose robusta. Naturalmente il luppolo è stato messo libero per sfruttare al meglio gli aromi e i profumi, importante fare bene il travaso prima dell'imbottigliamento, per eliminare i pellets, eventuali  particelle in sospensione, se finiscono in bottiglia non creano  problemi, più che altro tendono ad intasare la valvola di stop dell'asta che si utilizza per l'imbottigliamento.


Come sempre il travasato è stato eseguito da rubinetto e rubinetto, semplice e veloce.


La birra dopo la settimana di prima fermentazione è risultata di un bel colore ambrato, più chiaro di quanto ci sembrava finita la cotta. La densità si era già attestata intorno ai 1010, denotando che quasi tutti gli zuccheri era stati trasformati, lasciando poco nel mosto.


La settimana successiva l'abbiamo imbottigliata raggiunta la densità di 1008,  portando la percentuale di alcool oltre il limite che ci eravamo prefissati di 5,2%. La fase di travaso dei due fermentatori e la successiva fase di imbottigliamento con le oltre 80 bottiglie utilizzate, ha fatto diventare, quella che di solito è una festa, in una sfacchinata, che ci ha fatto riflettere, sulla reale utilità di una pentola così grande, per il nostro misero fabbisogno di birra, alla fine fare meno birra in più volte è più divertente che fare più birra in poche volte!


Dopo l'imbottigliamento abbiamo riflettuto su tutte le problematiche che ci ha portato la pentola da 100 litri, che abbiamo preso sottogamba. Se qualcuno fosse intenzionato a fare il salto non deve pensare che basti prendere una pentola più grossa, per avere più birra, ma bisogna tenere presente tutte le fasi, i tempi e l'incremento di lavoro nel creare, travasare e imbottigliare, tutto diventa molto più impegnativo e faticoso, se non si è preparati e organizzati. Innanzitutto per il tempo che si deve impegnare nel macinare il doppio dei grani, la quantità di acqua da prendere e versare, il gas, il tempo necessario per le rampe e poi il raffreddamento, insomma solo la parte di mash e bollitura e raffreddamento impegna molto più tempo, così anche per i travasi e l'imbottigliamento. Abbiamo così deciso di accantonare, per ora, la nuova pentola da 100 litri e ritornare sui nostri passi, alla cara e vecchia 50 litri.
Dopo l'imbottigliamento della Midas, abbiamo etichettato la Maeve, la birra di grano. Altro particolare è stato che il numero elevato di bottiglie che ci ha costretto a dividere in due volte l'applicazione delle etichette, il tempo come sempre è tiranno.


Alla fine abbiamo etichettato 72 bottiglie, la maggior parte da 75 cl. che hanno riempito buona parte  di un ripiano, soprattutto per le dimensioni maggiori delle champagnotte.


Come potete vedere di bottiglie piene c'è ne, e questa sosta è servita anche per svuotare un pò i ripiani e recuperare qualche bottiglia. Un altro problema è trovare le bottiglie per imbottigliare gli oltre 50 litri di birra, soprattutto quando la cantina è piena, e  può diventare complicato recuperarle se non si ha qualche amico, e alla fine si è costretti a comprarne.


Ultimo lavoro eseguito è stata la creazione dell'etichetta della Midas. Abbiamo continuato l'evoluzione iniziata con il nuovo studio per la Maeve. Al contrario della precedente è stata eliminata la nicchia sporgente in alto, che era stata creata per aumentare le dimensioni disponibile al centro e trovare un ubicazione per la scritta "EAGLOLF HOME BREWER", ma il ritaglio a complicato il lavoro ed è stato deciso di abbandonare questa strada. Così la scritta è stata spostata verticalmente a fianco della zona centrale, per creare qualcosa di nuovo e forse più moderno. Questo spostamento ha reso necessario un ridimensionamento, portando da 5400 a 4000 pixel l'altezza, e la lunghezza da 10800 a 9000 pixel. Questo gioverà anche alla forma della bottiglia, che con un etichetta così grande tendeva a sparire. L'ultima modifica riguarda il colore, che per la prima volta diventa uniforme su tutta l'etichetta. Per il resto abbiamo mantenuto il layout della etichetta precedente.

    
C'è ancora molto da fare per questo nuovo studio, per esempio bisogna trovare una posizione armoniosa della scritta "EAGLOLF HOME BREWER", si sta pensando anche all'eventuale eliminazione, non è così fondamentale. Ora le bottiglie si trovano ancora in rifermentazione nella cella climatica, la prossima settimana le posizioneremo sullo scaffale per la maturazione.


In parallelo ai lavori sulle birre, molto tempo è stato dedicato al blog, che sta diventando quasi un lavoro, visto che comporta un impegno continuo, soprattutto dopo l'introduzione della rubrica "Una Chiacchierata con...", nel trovare gli argomenti giusti da proporre, sia ai lettori, sia agli Amici che saranno in prima linea. Inizialmente non pensavamo che fosse così complesso e complicato tirare giù una ventina di domande da porre agli Amici che di volta in volta ci verranno a trovare. Bene o male, tutti i giorni a pensare, mettere giù su carta le domande, gli argomenti, per poi rifarle tre quattro cinque volte. Dedicare quasi completamente tutto il tempo libero a contattare le persone, con mail spiegando le intenzioni e le aspettative di questa iniziativa. Poi bisogna anche fare i conti con i tempi tecnici di risposta, insomma capisco il lavoro dei cronisti. Per chi  mi conosce sa quanto voglio fare bene quello che faccio, e a volte diventa frustrante se una cosa non prende la strada voluta. La cosa più difficile rimane, diversificare le domande per ogni nuovo interlocutore, anche se l'argomento principale è sempre lo stesso, la birra. Allora bisogna identificarsi nel personaggio, il più delle volte che non si conosce, cercare di capire quali sono gli argomenti più idonei, pensando sempre se le domande e le risposte possono interessare Voi lettori.
In questo periodo sono state contattate diverse persone, fin troppe, per il nostro minuscolo blog nel mare infinito di internet, con l'adesione di tutti, costringendoci a rimandare gli ulteriori contatti, a Settembre. In fondo questo è un diario homebrewer e non di giornalisti, e visto che questo è soprattutto un diario, è meglio che ci sbrighiamo a riprendere la strada intrapresa, con la nuova cronaca della ultima cotta.
Sabato 7 Marzo era in programma la cotta nazionale L'Accisa Nera, iniziativa di cui abbiamo parlato con Antonio De Feo nell'ultima parte dell'intervista, una cotta di protesta contro l'aumento delle tasse (accise). L'intenzione era, anche noi, di creare una birra, purtroppo però non abbiamo potuto rispettare ne la data ne la ricetta. Alla fine abbiamo brassato Domenica con il pensiero di aderire all'iniziativa e quando sarà matura, di regalare le bottiglie con la motivazione di sensibilizzare Amici e parenti e chissà qualche conoscente sul problema delle tasse sulla birra che esistono in Italia.
La ricetta principale creata da Emanuele Beltramini era una Hoppy American Porter, una birra scura dall'aroma inconfondibile, dove il luppolo diventa un aroma importante. Noi dal nostro fornitissimo magazzino, però mancano degli ingredienti e l'ordine che abbiamo fatto, di fatto è sospeso, per la mancanza dei nostri tanto amati luppoli americani in coni e siamo stati costretti a creare una birra completamente diversa che comunque abbiamo voluto chiamato "Accisa Bionda." 

Accisa Bionda ALL Grain BIAB
Minuti ammostamento :85
Litri in pentola :18 + 21 
Litri in fermentatore :24
Efficienza :66 %
OG :1050
ABV :4.9 %
Plato :12.4 
IBU :53.1
BU/GU :1.06 
EBC : 16

Malti e Fermentabili
Pale Ale 3500 gr 58 %
Maris Otter 1000 gr 16 %
Biscuit 970 gr 16 %
Fiocchi di Orzo 350 gr 6 %
Crystal 150L 250 gr 4 %
Totale 6070 gr

Luppoli
Simcoe (AA 13.2) 10 gr 60 min Pellet
Galaxy (AA 13.6) 10 gr 20 min Fiore
Citra (AA 13.1) 20 gr 10 min Pellet
Nelson Sauvin (AA 12.6) 20 gr 10 min Fiore
Nelson Sauvin (AA 12.6) 20 gr 5 min Fiore
Galaxy (AA 13.6) 20 gr 5 min Fiore
Citra (AA 13.1) 20 gr 5 minPellet
Nelson Sauvin (AA 12) 30 gr 0 min Fiore
Galaxy (AA 13.6) 80 gr Dry-Hop Fiore
Totale230 gr

Bollitura 60 Min 

Lieviti
SafAle US 05 11,5 gr

Profilo Mash
Mash In 53 °C 10 min
Beta-amilasi 67 °C 20 min
Alpha-amilasi 76 °C 40 min
Mash Out 78 °C 15 min

Rispetto alle ultime cotte, questa nuova birra inaugura una nuova strada, o almeno è il primo tentativo di modifica, nella produzione delle nostre birre casalinghe, per migliorare ancora, anche se la vecchia tecnica era ormai consolidata, ci servirà qualche cotta di assestamento, prima di ritrovare la strada giusta.
Le modifiche principali riguardando il mash e la successiva aggiunta di acqua. Per qualche cotta proveremo con la pentola da 50 litri, modificando di volta in volta, aggiungendo esperienza ad ogni cotta eseguita e vediamo cosa  riusciremo a fare, cercando di far rendere al meglio i nostri grani.
Come vi dicevo la tecnica prevede un mash concentrato e l'aggiunta nella fase di mash out della restante acqua, cercando di fare una specie di sparge, ma senza complicarsi troppo la vita, senza rischiare di allontanarci troppo dallo spirito della semplicità del BIAB, ma cercando di capire se ci può aiutare a migliorare. L'altra modifica importante, è stato includere le rampe nelle soste, dividendo le varie zone di mash e contando il tempo di permanenza nella zone stesse.
Così abbiamo diviso la cotta nelle zone di lavoro degli enzimi:
prima parte di mash in o protein rest da 46°C a 58°C
seconda parte di beta amilasi da 54°C a 68°C
terza parte di alfa amilasi da 63°C a 76°C
ed infine mash out da 76°C a 80°C 
(dati "La tua birra fatta in casa" D.Bertinotti - M.Faraggi)
Però tra il dire e il fare....
Come sempre abbiamo preparato tutto il giorno prima, prelevato l'acqua alla fonte, macinazione dei grani, sistemazione del carrello con fornellone e montaggio del rubinetto nella vecchia pentola da 50 litri.



Qui potete vedere il ridotto quantitativo di acqua, 18 litri. Ho immediatamente pensato che una volta  sistemato il doppiofondo, lo spazio a disposizione dei grani sarebbe stato davvero risicato, che poi si è rivelato il problema più grande.  Nella pentola sono stati montati due nuovi filtri mini bazooka, che rispetto ai vecchi sono più lunghi per ampliare la superficie filtrante e sono completamente in acciaio inox, al contrario di quelle vecchie che avevamo il pezzo con il filetto in plastica.


Inoltre, vista la necessità di aggiungere 21 litri in fase di mash out, si è reso necessario utilizzare un'altra pentola per scaldare l'acqua fino a 80°C. E' stata utilizzata la cara pentola, che utilizziamo per la passata di pomodoro.


I 21 litri ci stanno proprio giusti. Per accelerare i tempi per la mattina successiva, e non trovarci con  l'acqua a 5°C, l'acqua delle due pentole è stata scaldata.
Terminato di macinare i grani abbiamo chiuso tutto e siamo tornati a casa.


La notte non è passata bene, sarà stata l'agitazione per questa nuova tecnica, sarà stato il limoncello serale, ma la notte è stata un calvario, alle due non sapevo dove sbattere la testa, bisognerebbe capire quando le promesse non sono positive! La mattina è cominciata presto, non riuscendo a dormire bene ho preferito alzarmi presto e mettere su carta un piccolo grafico, come si faceva a scuola, delle rampe da seguire.


Qui lo vedete dopo che è stato compilato, dove potete vedere che gli step si sovrappongono e che rampe di step diversi possono essere fatte contemporaneamente. L'idea è sicuramente positiva per accorciare il tempo del mash.
Il sistema adottato ha i suoi limiti, mi spiego. Utilizzando 18 litri iniziali in una pentola dove la parte sottostante è occupata per quasi il 50% da un doppiofondo che impedisce ai grani di miscelarsi perfettamente con tutta l'acqua ma solo con una parte, crea alla fine un pastone molto denso che non permette una distribuzione uniforme del calore in tutti i grani creando nella zona centrale, il naturale posizionamento del flusso più caldo che tende a salire, facendo fatica a diffondersi tra i grani ammassati e poco mobili, come un risotto molto denso. Questo è stato il problema di questa cotta, dovremmo sicuramente trovare il modo di migliorare questo aspetto, un modo c'è ma ne parliamo dopo, ma torniamo alla cronaca.
Sveglio Andrea, scendiamo sistemiamo il doppiofondo (e come avevamo pensato lo spazio è davvero misero) la sacca e versiamo mezzo limone sia nella pentola di mash che nella pentola con l'acqua da aggiungere al mash out e accediamo il gas in entrambe le pentole.


L'acqua della pentola di mash è intorno ai 25°C, un pezzo è già fatto e in pochi minuti ci ritroviamo a 56°C, avremmo dovuto capire subito che scaldare 18 litri di acqua e diverso che scaldarne 40 litri. Siamo costretti a togliere dell'acqua e aggiungerne di fredda per rientrare in temperatura, ma nonostante l'aggiunta, l'acqua non scende di molto e visto che comunque a 55°C siamo ancora in protein rest, decidiamo di versare i grani.


La temperatura scende a 53°C, si parte e iniziamo a conteggiare il tempo e a compilare il grafico, 0 minuti 53°C, dopo 5 minuti riaccendiamo sempre 53°C a 10 minuti cominciamo a salire. Il termometro fa le bizze, ogni tanto si spegne e si riaccende da solo, non abbiamo un buon strumento, dobbiamo cominciare a pensare di trovare un modo definitivo, per ottenere una misurazione affidabile per uno degli strumenti fondamentali, il fondamentale.
Il tempo passa e riusciamo a coprire le soste con le rampe, ma la temperatura non è uniforme, nonostante il mescolamento eseguito con il mestolone, il pastone non si miscela bene, troppo poca l'acqua presente nella zona sopra al doppiofondo.
In fase di alfa amilasi, visto il tempo di permanenza più lungo, ci siamo rilassati un pò e abbiamo lasciato un pò il pastone con il gas accesso. Arrivati a 70°C il momento tragico "Pa ma guarda fa le bolle!", " Le bolle?" guardo dentro la pentola e al centro sta bollendo "beep!!!" spengo immediatamente e mescoliamo, " beep!!! dai una mescolata che mi sa che ci siamo fottuti la cotta, beep!!!" In quel momento comincio a vedere il papa, la mamma con il bambino in braccio il nonno e tutti i loro amici, è una processione continua!!!! Dopo qualche momento di estasi, mi ricompongo e cerco di recuperare la ragione, pensando che forse il termometro è guasto, segna 77°C (non ci crede nessuno). Continuiamo a mescolare, pensando che una parte degli enzimi presenti nella zona centrale della pentola saranno cotti, ma sperando che i loro compagni della periferia siano ancora attivi, magra speranza. Lasciamo il fuoco spento fino a fine sosta e dopo i 40 minuti ci ritroviamo 71°C riaccendiamo e saliamo in mash out. Controlliamo la temperatura con il termometro ad alcool, il pastone è tanto denso che il termometro sta in piedi da solo.


Una tragedia, il termometro segna 75°C!!! Quindi se prima il termometro digitale segnava 77°C voleva dire che eravamo a 81°C!!!


Non ci rimane che provare a fare il test dello iodio sperando che almeno qualcosa si sia convertito. Il colore non è nero per fortuna, ma un marrone così carico non lo abbiamo mai avuto, ci sono ancora amidi che purtroppo non saranno convertiti, è un brutto colpo, resterà come un succo di frutta torbido!
Preoccupati ma non domi, c'è ne sbattiamo la ciolla e arrivati a mash out a 78°C spegniamo e aspettiamo 10 minuti prima di cominciare a versare l'acqua di ... mi mette male chiamarla di sparge, ma per capirci, l'aggiunta di acqua a 80°C. Prima di versare l'acqua misuriamo la densità, per vedere quanto è stato convertito. Il densimetro misura 1076, non e quello che ci aspettavamo di ottenere ma meglio di quello che pensavamo di ottenere.
Intanto la temperatura è scesa inspiegabilmente, se l'acqua aggiunta è ha 80°C e il pastone è a 78°C, non può essere a 76°C, il termometro ciocca più di me! Versiamo lentamente, ci mettiamo 5 minuti a versare i 21 litri.


La tecnica è rudimentale ma il colino di acciaio crea una doccia funzionale. Siamo pronti per passare alla fase di sollevamento della sacca.


Siamo esausti, più mentalmente che fisicamente, per gli inconvenienti incontrati, anche Andrea sembra rassegnato al risultato finale. Questa volta abbiamo tirato su la sacca e lasciata scolare, senza strizzare, per evitare di intorbidire ulteriormente con farine, l'abbiamo semplicemente arrotolata, intanto riaccendiamo per andare in bollitura. La sacca continua a sgocciolare, sono sufficienti 15 minuti per far scendere la maggior parte del mosto intrappolato nelle trebbie, decidiamo di togliere la sacca anche se c'è ancora mosto, siamo ormai vicini a bollitura. Come sempre man mano che la temperatura aumenta, le proteine si separano, venendo a galla.


Misuriamo la quantità di mosto preboil, e come da programma (almeno una è andata bene!) 36 litri, sono rimasti 3 litri di mosto dentro i grani, 0,5 litro per ogni chilo di grani. Misuriamo anche la densità preboil 1044, qualche punto in meno di quelli che avevamo preventivato, ma tutto sommato ci sta bene.


Come sempre i problemi non vengono mai da soli, così ci si mette anche la bombola, è alla fine e non c'è la fa a portare il mosto in bollitura, siamo costretti a utilizzare l'altra bombola.
Siamo a meta strada, e cominciamo con le gittate di luppolo, si inizia con il Simcoe in pellets, solo 10 grammi per l'amaro.


Il problema del pellets e che una volta nel mosto diventa polvere, e  non ne abbiamo già abbastanza delle farine che girano, per aggiungere dell'altra, sarà il secondo problema di questa cotta, quando alla fine, in fase di versamento, saremo costretti a lasciare nella pentola oltre 5 litri mosto, che ha inficiato il risultato finale sull'efficenza, ma era praticamente fango!.


Le altre gittate sono miste, un pò coni e un pò pellets. Abbiamo sperato fino alla fine che il luppolo in coni avrebbe trattenuto il pellets, invece non è stato così.


A dieci minuti dalla fine della bollitura è l'ora di inserire la serpentina per la fase di raffreddamento. L'inserimento durante la fase di bollitura serve per sterilizzarla. Intanto mettiamo su un pentolino con l'acqua da utilizzare nella reidratazione del lievito. La scelta cade ancora sul US-05 il neutro secco della Fermentis, e visto la bassa densità della cotta decidiamo di inserire una sola bustina.


Siamo quasi alla fine, terminata la fase di bollitura, durata un ora, al contrario delle ultime cotte dove avevamo toccato anche i 120 minuti, certo che un'ora mezza ci avrebbe aiutato a recuperare un paio di punti sulla densità, ma lo scopo era di ridurre i tempi.
Questa volta il raffreddamento è una passeggiata, rispetto alla pentola da 100 litri, non è stato necessario neanche utilizzare le bottigliette ghiacciate, in meno di mezz'ora siamo arrivati a 20°C, " Ehi Pà, Ti ricordi che palle con l'altra pentola?",  "Se decideremo di riutilizzarla ci dobbiamo organizzare o con un controflusso o con delle piastre, non abbiamo altra scelta".
Terminata la fase di raffreddamento, non rimane che cercare di concentrare le farine, i luppoli e il restante materiale in sospensione, sul fondo al centro della pentola, e l'unico modo è creare un bel vortice.


Nel frattempo reidratiamo il lievito, in mezzo bicchiere di acqua sterilizzata tramite bollitura, e raffreddata a 25°C prima di aggiungere il lievito e scioglierlo bene. Successivamente, dopo 15 minuti,  inseriamo un paio di grammi di zucchero e rimescoliamo. Ricordatevi di coprire il bicchiere con della pellicola trasparente, per evitare contaminazioni.
Visto la grande quantità di polveri e farine presenti, decidiamo di allungare i tempi di riposo dopo il  whirpool, e lasciamo depositare tutto per 30 minuti e sistemiamo il fermentatore preventivamente sanificato, sotto il rubinetto.


Nonostante il tempo prolungato di sosta, il mosto è davvero molto torbido, ma in questo momento non possiamo fare altro, che guardare il mosto cadere nel fermentatore. Il profumo del luppolo è molto intenso.


Prima di versare il levito prendiamo un campione per la misura della densità, 1050. Alla fine comunque la densità è buona, e non è legato al problema dell'efficenza. Intanto a 20 litri versiamo il lievito, temperatura di inoculo 18°C. Alla fine purtroppo non siamo riusciti a versare tutto il mosto e siamo stati costretti ad interrompere il flusso, pena il versamento di troppe farine, e lasciare oltre 5 litri, praticamente di melma mescolata al mosto, e questo che ci ha abbassato moltissimo l'efficienza. Abbiamo calcolato che se fossimo riusciti a versare gli altri due litri preventivati, avremmo portato l'efficienza a un più decoroso 72%.


L'ultima modifica riguarda l'aeratore, che abbiamo deciso di non utilizzare, per ossigenare il mosto, per paura di ossidare troppo il mosto e riprendere la vecchia tecnica della forza di polso. 2 - 3 minuti di scuotimenti di mestolo sono sufficienti.


Siamo in dirittura d'arrivo, non rimane che chiudere il coperchio, e trasportare il fermentatore in cella climatica, in cantina.


La mattina successiva, il nostro gorgogliatore, borbottava molto lentamente, solo nella serata è partita la fase tumultuosa, facendo salire la temperatura del mosto a 20°C, ora non ci rimane che aspettare il fine settimana per effettuare il travaso e aggiungere il Galaxy in DH.
Nonostante tutto siamo riusciti a ottenere, sulla carta, una discreta efficienza e una buona densità. Anche l'assaggio del campione utilizzato per calcolare la densità, a decretato un ottima presenza di luppolo, piacevole, anche se molto pungente, notevole come sempre l'aroma e il gusto del biscottato portato dal Biscuit, e la dolcezza del Pale.
Certo che c'è da fare alcuni considerazioni, già esternate nella cronaca. 
Era un pò che volevamo utilizzare questa tecnica di mash concentrato, fin dai tempi del passaggio da estratti ad all grain, quando a disposizione avevamo una pentola da 13 litri e volevamo fare un mini biab in casa. Nei forum è da qualche anno che se ne parla, e con il tempo molti utenti hanno provato e migliorato, con diverse tecniche tra loro, ma più o meno che portano agli stessi risultati. I nostri problemi sono stati legati alla presenza del doppiofondo, che ha impedito ai grani di miscelarsi con il 100% dell'acqua, creando un pastone, che non ha permesso una buona diffusione della temperatura e quindi ad estrazione degli amidi, tendendo così una densità più bassa di quanto speravano, praticamente abbiamo avuto alla fine la stessa densità di un BIAB classico. Per la prossima cotta possiamo trovare il modo di migliorare la miscelazione dei grani macinati, provando a creare un doppiofondo con un scalino nella zona dei minibazooka e il restante molto più vicini al fondo guadagnando di fatto almeno 5 cm. Invece per il problema del riscaldamento della miscela, si potrebbe provare invece di utilizzare il gas, che comunque rimarrebbe sempre disponibile in caso di necessità, ad alzare la temperatura, aggiungendo ad ogni step un pò di acqua molto più calda. Staremo a vedere ma questa sarà una nuova avventura.