lunedì 10 marzo 2014

Una Italianissima Witbier Belga, una Blanche da nome Rosaura

Ciao A tutti, finalmente siamo riusciti a brassare questa Blanche, che tanto ci ha fatto sospirare, anche se comunque le cose sin dall'inizio, non sono andate come dovevano.

Ricetta
Rosaura Blanche ALL Grain BIAB


Minuti ammostamento :120
Litri in pentola :39
Litri in fermentatore :25
Efficienza :72 %
OG :1052
ABV :5.2 %
Plato :12.9
IBU :33.4
BU/GU :0.64
EBC : 3

Fermentabili
Pilsner 3400 gr 49 %
Frumento non maltato (grano) 2800 gr 41 %
Fiocchi di Avena 400 gr 6 %
Fiocchi di Orzo 300 gr 4 %

Luppoli
Citra (AA 12.5) 25 gr 60 min
Hallertauer Hersbrucker (AA 2.2) 20 gr 30 min
Coriandolo (AA 0) 20 gr 15 min
Buccia di Arancia (AA 0) 33 gr 15 min
Saaz (AA 4) 15 gr 10 min
Citra (AA 12.5) 20 gr Dry-Hop
Coriandolo (AA 0) 10 gr Dry-Hop
Buccia di Arancia (AA 0) 10 gr Dry-Hop

Lieviti
SafBrew S-33 23 gr. (due buste)

Profilo Mash
Protein Rest 50 °C 20 minuti
Beta-amilasi 63 °C 70 minuti
Alpha-amilasi 70 °C 30 minuti
Mash Out 78 °C 0 minuti

Una serie continua di intoppi che tra l'altro si sono protratti anche dopo aver terminato la cotta visto che improvvisamente oggi pomeriggio a smesso di gorgogliare dopo solo 18 ore e addirittura sta già scendendo di pressione, ma partiamo dall'inizio.
Come al solito Andrea è impegnato, e passo il Sabato pomeriggio a preparare tutto il necessario, compreso il riempimento della pentola per la cotta di Domenica.
La mattina inizia con la taratura del phmetro.


La taratura è semplice e veloce, basta un piccolo cacciavite e regolarlo sui liquidi di riferimento.


Prima tarando la vite sinistra per la regolazione del campione a 7,01 e poi la vite destra per la regolazione del campione 4,01.


Finito la regolazione, prendo il Mac, il mortaio per il coriandolo, che mi ero dimenticato e mi riverso in garage. Andrea arriverà più tardi, e quindi mi tocca iniziare da solo, e mi chiedo ma come fate a fare le Vostre cotte da soli?


Arrivo in garage, e mi accorgo che nella fretta del giorno prima c'è già qualcosa che non va. Il fornellone non è messo nella posizione giusta, la manopola del gas e sotto al rubinetto della pentola, non Vi racconto chi è sceso dal cielo, ma era già abbastanza arrabbiato, quando alla visione della madre, mi accorgo che il rubinetto della pentola e montato al contrario e lo posso aprire solo parzialmente perchè tocca sulla pentola.....esclamazione di sgomento....seguito da un urlo. 
Ormai avevo già versato l'acqua dentro alla pentola e non avevo voglia di svuotarla e poi dove l'avrei messa, per togliere il rubinetto girarlo, posizionare il fornello nella posizione giusta, andiamo avanti così.  Mentre cerco di calmarmi, decido di accendere la stufa per aumentare un pò la temperatura visto che eravamo intorno agli 8 gradi e fuori la nottata aveva steso il suo alito gelato su tutto. Niente non c'è verso di accenderla, complice la carta umida è perdo un sacco di tempo, sono sempre più nervoso. Con fatica riesco ad accendo la stufa e comincio a macinare il frumento. Dentro trovo di tutto  rametti, paglia, foglie, non c'è che dire sicuramente un grano biologico.


Comincio a macinare, ma è davvero duro e macinare quasi tre chili di roba ci metto un pò di tempo. Mentre macino mi accorgo, purtroppo, che non tutti i chicchi sono uguali e così mi rendo conto che i chicchi più piccoli passano indenni i rulli #@#!!


Dopo aver passato tutto, decido di stringere i rulli e di dargli un'altra passata, questa volta sembra funzionare, anche se però così facendo, forse sgretolo troppo lo strato ci crusca.



Nel frattempo ho acceso il gas e comincio a scaldare l'acqua, e quando arriva a  20°C  ne prelevo un pò e misuro il pH siamo a 6,90 e come al solito ci verso dentro il limone compagno fedele di queste cotte, un acidificante eccezionale, e dopo dieci minuti raffreddo il campione a 20°C e misuro il pH, 4,84!! Nel casino di alzare il coperchio prendere il campione, il tubo della pompa salta fuori e comincia a pisciare come un bambino in gita, alla prima sosta in autogrill!!! Acqua dappertutto, nella sfortuna, la fortuna è che solo acqua.


Azz, il pH è un pò basso, non c'è niente da dire quando l'acqua è povera di carbonati, come questa acqua minerale che abbiamo utilizzato, il pH scende alla grande.
Intanto continuo a macinare i quasi 3 chili e mezzo di pilsener belga.


Normalmente tengo la misura dei rulli quasi a metà o poco meno e le cotte fatte in precedenza hanno questo tipo di regolazione, ma sfarinano tanto e lasciano molte farine sul fondo della pentola, proveremo per le prossime cotte, ad allargare leggermente i rulli.


In meno di mezz'ora macino tutti i grani e dopo ulteriori venti minuti, raggiungiamo i 50°C. Siamo pronti per buttare i grani macinati, più 400 grammi di fiocchi di avena, visto che in grani non l'avevo trovata, verso, spengo e mescolo. La temperatura scende a 49°C riaccendo e a 50°C rispengo. Cerco di tenere la temperatura agendo sulla manopola del gas. Dieci minuti e misuro il pH, 5,72.

  
Man mano che il tempo passa si sente il classico profumo di pane, questa volta e più difficile del solito mantenere la temperatura cosatnet, la pentola ha una strana inerzia termica, o sale troppo o scende tropp. Alla fine la temperatura rimane tra i 49 e 52°C per i 20 minuti stabili per il protein rest.


Dopo i venti minuti, il profumo di pane è davvero intenso, penso che sia tutto pronto per salire allo step successivo, beta amilasi 63°C per 70 minuti.
Il colore del mosto è di un torbidoso bianco, qui potete vedere anche il rubinetto al contrario.


Arrivati a 63°C butto i 300 grammi fiocchi d'orzo e mescolo bene, spengo. Dieci minuti è prelevo un campione, verifico il pH, 5,84. Invece di scendere il pH continua a salire, così decido di versare 6 cc di acido lattico e dopo altri dieci minuti riverifico il pH scende a 5,5. Decido che va bene e comincio a preparare le spezie e i luppoli. Con il mio fedele mortaio compagno di tante avventure gastronomiche, comincio a pestare il coriandolo.


L'aroma che si sprigiona Ti prende il naso.


Qui potete vedere le capsule rotte. Intanto peso la scorza di arancia.


Preparo le tre gettate di luppoli Citra da amaro a 60 minuti Hallertauer Hersbrucker a 30 minuti e Saaz da aroma a 10 minuti.


Intanto arriva Andrea, " Ciao Pa, come è?", così comincio a illustrargli tutti i problemi che ho dovuto incontrare e lui si fa un paio di risate, beato lui.
Dopo i 70 minuti si sale per l'alfa amilasi a 70°C per 30 minuti.



Il colore del mosto muta e diventa quasi grigio, è molto più trasparente.
Anche su questo passaggio troviamo difficoltà a mantenere la temperatura costante e arriviamo anche a 72°C, e pensate che ho il rims, che è lo strumento creato apposta per mantenere la temperatura costante durante le fasi di mash, ma mi manca ancora la sonda e il pozzetto dove inserirla all'interno, e poi utilizzando un termostato, stc1000 che avevo comprato per il freezer, potrò iniziare a tararlo, spero che non faccia la fine della cella climatica. 
Dopo i 30 minuti test dello iodio, tutto ok.


Accediamo e portiamo a 78°C, raggiunti tiro su la sacca senza spegnere e comincia la fase di strizzatura.


Con Andrea infortunato, è impossibile eseguire la sua manovra di spremitura, ma riesce ugualmente a schiacciare la sacca e recuperare più o meno quasi lo stesso quantitativo di mosto. Questa volta esce anche parecchio glutine, sembra una melma gelatinosa.



Intanto mentre si va in bollitura si prepara la reidratazione del lievito secco scelto, un Fermentis Safbrew S-33 ideale per le birre bianche e trappiste belghe, anche se detta da molti un pò rognoso, poco attenuante, staremo a vedere.


La reidratazione procede come sempre, acqua sterilizzata precedentemente bollita e raffreddata a 22°C e poi l'aggiunta di una punta di zucchero, una volta sciolto lo zucchero, si versa il lievito secco e si mescola bene fino a scioglierlo bene, creando una specie di crema, nell'operazione si cerca di inglobare più ossigeno possibile.


Una volta terminata la fase di preparazione, li mettiamo davanti alla stufa cercando di fargli prendere un pò di aria tiepida, ma il lievito sembra già partito alla grande.


Con la paura di avere un lievito lento ad attivarsi, lo abbiamo reidratato presto, forse troppo presto. Di solito lo reidratiamo mezz'ora prima, questa volta invece lo abbiamo preparato un'ora prima. 
Durante la precedente fase di preparazione delle gettate, Andrea intravede nel frigo delle confezioni di nutrimento per lievito, mai usato, e mi chiede cosa sono. Gli spiego e non si capacità di perchè ne abbia preso una valanga se poi c'è ne fa 3 grammi per cotta, "Ma Pa, qua di nutrimento c'è ne anche per mio figlio!!", detta a denti stretti, sa che a volte sono un pò esagerato!


Nel frattempo si raccoglie un bel pò di proteine che vengono a galla in fase di pre bollitura e io con calma misuro la quantità di mosto rimasto 36,5 litri, più o meno come sempre, quel mezzo litro e quello che si è sparso sul pavimento durante il problemino iniziale, e tiro giù un campione per la densità preboil, 1044, e penso che abbiamo avuto una buona estrazione. Con il foglio di bollitura che mi ha gentilmente concesso un Amico, per raggiungere la densità desiderata basta 44 minuti. Penso bene così non si schurisce tanto e rimane bella chiara.
Comincia la bollitura e facciamo subito la prima gettata di 25 grammi di Citra. Poi dopo 20 minuti (invece di trenta, così che la bollitura l'abbiamo accorciata di 10 minuti) il Hallertauer Hersbrucker 20 grammi, e poi dopo altri 15 minuti si getta le spezie insieme in un unico filtro e dopo 5 minuti oltre la serpentina anche i 15 grammi di Saaz.


Arrivati a 50 minuti spegniamo. Il mosto è pieno di farine e agglomerati di proteine che nuotano in un mare giallo.


Attacchiamo i tubi è apriamo l'acqua.


Qui Andrea che prova a muovere la serpentina per migliorare il raffreddamento, ma è in difficoltà, per la mano infortunata. Così lo sostituiamo.


Mia moglie misura la temperatura, non ricordo bene l'ilarità del momento ma deve essere successo qualcosa a Diana la nostra cagnetta, mentre Andrea faceva la foto.


Qui vedete bene quando è torbido il mosto, sembra limoncello!!
Arrivati a 22°C togliamo tutto, mentre la moglie comincia a lavare, cominciamo a fare mulinare il mosto. Dopo 5 minuti smettiamo e copriamo la pentola e aspettiamo che finisca di ruotare e dare il tempo alle farine e le proteine in sospensioni, che si depositino al centro.
Ci vuole un bel pò, e intanto il lievito ha già schiumato e sta già regredendo. 


All'inizio cercando di prelevare un campione per la misura della densità iniziale, tiriamo giù un pò di farine e prima di inserire il densimetro mi rendo conto che è quasi completamente una massa grigia melmosa, completamente farine, lo butto.
Provo di nuovo ora è più limpido e decidiamo di aprire il rubinetto molto piano.


Il colore è incredibile, giallo limone.


Potete vedere quanto sia torbido, nonostante il mulinello e la poca apertura del rubinetto (qui vedete di nuovo il rubinetto al contrario tra l'altro più di così non si apre se non si leva la leva), sembra veramente limoncello!


Poi improvvisamente diventa limpido.

  
E decidiamo di prelevare un campione per la misura della densità finale.


Alla fine sarà 1052. Finito il travaso nel fermentatore dopo un ora dall'attivazione del lievito, do una mescolata ai bicchieri e si crea una schiuma intensa , versiamo tutto nel fermentatore, ancora una bella mescolata, si chiude il coperchio e si sale in casa a metterlo in dimora.
Arrivati su vediamo che la temperatura è un pò alta, siamo già a 22°C e la fermentazione non è ancora partita. Azz ci siamo caduti un'altra volta. Riempiamo il gorgogliatore e il rubinetto con liquido sanificante.
Stamattina alle 5 il bambino borbottava alla grande, sembrava impazzito, addirittura il liquido usciva dal gorgogliatore, purtroppo tutte le mie paure notturne si sono avverate, temperatura a 26 gradi, noooo!!! Il lievito S-33 mal sopporta, rispetto ad altri secchi, temperature così alte, pena il blocco della fermentazione. Infatti alle 15 al mio arrivo a casa, dopo 10 ore sembrava un pesce fuori dall'acqua boccheggiava lentamente ogni tanto, fino al tardo pomeriggio quando improvvisamente cessa e addirittura scende il livello del liquido, denotando una mancanza di pressione, come se avesse esalato l'ultimo respiro.
Ora è li silenzioso, il colore che traspare dalla plastica, sembra latte leggermente giallo. Chissà cosa sta succedendo... ma questa storia ve la racconto la prossima settimana.
A presto.








mercoledì 5 marzo 2014

Come Iniziare a fare Birra in casa. Birra preparata con il Kit.

Ciao a Tutti, molti mi chiedono come iniziare a fare birra in casa, il metodo più semplice, sicuro e veloce è l'utilizzo dei malti preparati, le cosidette birre da kit.
Così abbiamo pensato di raccontarvi, come facevano noi, prima di passare all'AG BIAB.
I kit oltre a essere il metodo più semplice e veloce per creare una birra in casa, rimane anche una buona base di partenza per imparare e introdursi nel mondo della birra casalinga e si possono ottenere dei discreti risultati.
Normalmente con un barattolo si ottengono 23 litri di birra, e in un paio di mesi, anche meno, è pronta per essere bevuta. Alcuni tipi un pò più particolari, possono essere necessari qualche mese in più per il consumo e possono variare anche le quantità di birra prodotta a parità di barattoli.
Qui vi illustreremo tutte le fasi della  produzione di una birra da kit prendendo come esempio la Tarwebier di grano belga, visto che quella in All Grain non riusciamo a farla, ci rimane, solo,  il ricordo di questa splendida birra speziata belga.
L'attrezzatura necessaria può essere acquistata separatamente, oppure si trovano già kit pronti dove c'è tutto il materiale che serve:
- un fermentatore di plastica da 33 litri completo di gorgogliatore (meglio acquistarne un altro, per  il primo travaso che si renderà necessario). Nel Kit è presente anche un'altro contenitore uguale, ma non utilizzabile come fermentatore perchè non ha un coperchio adatto alla pressione, e da utilizzare per il successivo travaso (secondo travaso), prima dell'imbottigliamento.


- paletta di plastica per mescolare gli ingredienti.
- il rubinetto.
- densimetro con provetta per controllo della densità.
- lava bottiglie.


- un termometro (nel kit è quello classico di vetro)
- un tappa bottiglie (nel kit è a due leve per tappi corona)


Naturalmente poi serve il barattolo con il malto amaricato, cioè già con il luppolo all'interno, lo zucchero e l'acqua necessaria nelle dosi riportate sul barattolo.


Questo è il barattolo di Malto Amaricato della Brewferm di Tarwebier o birra bianca di grano belga, e come riportato dall'etichetta pronto per produrre 15 litri di birra.
La cosa principale è la pulizia, mani e tutti gli strumenti necessari, che vengono a contatto con la birra, devono essere puliti, quindi prima di iniziare si lava tutto con un detergente neutro in piccole dosi e poi si risciacqua  tutto con acqua calda.
Una volta eseguita la pulitura di tutto il materiale si passa alla sanificazione, cioè l'eliminazione della parte di germi che potrebbero causare delle infezioni del mosto e successivamente della birra. Per la sanificazione normalmente si utilizza il metabisolfito di potassio, che normalmente si trova già dentro il kit, ma che si può acquistare in un qualunque negozio che tratti vino o materiali per cantina. Esistono tutta una serie di prodotti specifici più aggressivi, che si possono acquistare su internet, noi cmq abbiamo sempre utilizzato il metabisolfito. La dose utilizzata è di 4 cucchiaini in 1 litro di acqua fredda. Una volta sciolto bene si versa tutto dentro un contenitore e si comincia con lasciare a mollo tutto il materiale compreso il rubinetto, poi si toglie tutto e si lascia asciugare senza risciacquare. La soluzione viene poi utilizzata per sanificare il fermentatore, montato il rubinetto, si versa la soluzione all'interno e si chiude bene il fermentatore e si passa alla lavaggio, agitandolo bene, è importante che si bagni bene tutta la superficie interna.
Una volta che tutto il materiale è ben lavato e sanificato, si comincia con preparare gli ingredienti. Normalmente i barattoli di malto amaricato prevedono la giunta di solo zucchero o addirittura in alcuni preparati particolarmente concentrati, di niente, e viene reidratato semplice con l'acqua nel fermentatore.
Dopo che abbiamo fatto più di una dozzina di birre con il kit possiamo affermare di utilizzare  come ingrediente fermentabile l'estratto di malto in polvere ed eventualmente altri zuccheri come  il miele o zuccheri caramellati, che sono in grado di donare alle nostre birre anche un pò di corpo e aroma in più.
In questa ricetta abbiamo anche utilizzato miele di limone e di arancio, per dare un pò di aroma, la ricetta la potete recuperare nell'articolo delle ricette scritto a dicembre.
Inizialmente si mette a bagnomaria il miele, che come sapete, essendo un prodotto ricco di muffe e batteri e lieviti selvaggi, potrebbe mettere a rischio la buona riuscita della birra, così provvediamo a sterilizzarlo, naturalmente il suo carico di zuccheri ed aromi rimane inalterato.

  
Il miele deve bollire per almeno mezz'ora, per essere certi che sia sterile, inoltre da caldo e più facile scioglierlo bene, specialmente per quei mieli artigianale che rimangono molto densi, e sarà più semplice poi mescolarlo perfettamente con gli altri ingredienti, attenzione quando lo maneggiate, utilizzate degli metodi di protezioni delle mani, idonei, rischio ustioni assicurate!!
Intanto si mette il barattolo (in questo caso due) a bagnomaria nell'acqua calda, per sciogliere il malto, che se aperto senza questo passaggio sarebbe quasi impossibile tirarlo fuoria causa della sua alta densità. Basta mettere su una pentola abbastanza capiente e portare l'acqua in ebollizione spegnere e immergere il barattolo per una decina di minuti, per sciogliere bene il malto all'interno.


Girate il barattolo un paio di volte, state attenti a non scottarvi, nel frattempo preparate la pentola principale che servirà per unire e amalgamare tutti gli ingredienti.
Questa pentola è indispensabile, è deve essere di buona qualità per evitare che durante le fasi di cottura e bollitura il mosto non attacchi sul fondo e bruci, visto che, al contrario del All grain , il mosto risulterà molto più denso e concentrato.


La capienza ottimale è di 10 litri minimo.
Come vedete dalla foto, c'è anche un'altra pentola sul fuoco, quest'acqua servirà per risciacquare bene i barattoli dopo aver versato il contenuto nella pentola, perchè nonostante il malto si sciolga perfettamente, a causa della sua alta viscosità, ne rimane molto attaccato alle pareti e sul fondo del barattolo e l'unico molto è versarci dell'altra acqua bollente e scioglierlo bene. Naturalmente l'acqua utilizzata deve essere sempre quella che adopererete per il mosto.
Si prepara la pentola principale con almeno 3-4 litri di acqua e la si porta in ebollizione. L'acqua utilizzata per il mosto dovrebbe essere di fonte o minerale, per evitare di utilizzare l'acqua del rubinetto ricca di calcio e di cloro in molti casi. Eventualmente si può preparare l'acqua il giorno prima facendo bollire e riposare 24 ore tutta l'acqua che serve, circa 25 litri (normalmente poi dipende da quant'acqua serve per raggiungere il volume trascritto sulle etichette del barattolo).
Inoltre far bollire tutta l'acqua necessaria, prima dell'utilizzo, aiuta ad avere una schiuma migliore.
Noi abbiamo la fortuna di abitare in collina è quindi la scelta è ricaduta sulla fonte.


Una volta che l'acqua nella pentola bolle si abbassa la fiamma e si comincia a versare e mescolare molto bene tutti gli ingredienti che sono necessari. In primis si aggiunge lo zucchero o il malto in polvere, poi l'eventuali altri fermentabili come miele e una volta sciolto tutto perfettamente si versa il contenuto del barattolo.



Questo che si vede è il barattolo aperto, potete vedere il mosto sciolto, pronto da versare nella pentola.
Come zucchero per dare un maggiore caratteristica alla birra, si può usare lo zucchero di canna, mi raccomando che sia vero zucchero di canna biologico, il gusto sarà inconfondibile.


Questo è quello che utilizzavamo. Qui sotto potete vedere l'estratto secco di malto per dare un maggiore corpo alla birra, che al contrario rimarrebbe troppo secca e piatta.


Ci sono diversi tipi di estratti a seconda della ricetta che si va a fare, si va dal light per birre chiare, l'amber per birre ambrate, e il dark per birre scure. Poi esistono anche estratti di grano wheat, per le birre di grano.
Indispensabile anche una frusta per mescolare bene il tutto e il termometro per verificare le temperature.



Qui potete vedere anche il gorgogliatore che andrà poi infilato nel foro del coperchio del fermentatore, che nel frattempo riempirete con tre litri di acqua fredda e posizionerete nel posto definitivo.




Importante a questo punto è reidratare il lievito secco. Normalmente dentro i coperchi dei barattoli c'è una busta di lievito generico, consiglio di comprare un lievito più specifico, perchè ricordatevi, il mosto lo facciamo noi, ma la birra la fa il lievito.


Questo è solo da esempio, non è quello usato per la Tarwebier, ma della stessa casa produttrice esiste tutta una serie di varietà di lieviti specifici, a secondo delle vostre esigenze.
Quindi si prepara un pentolino con 200-250 ml di acqua e si scalda l'acqua. E' meglio sterilizzarla, quindi bollirla e poi raffreddarla fino a 25°C, poi versate l'acqua fino a metà di un bicchiere, naturalmente anch'esso sanificato, mi raccomando a volte ci si inciampa nelle cose banali, aggiungendo poi anche una punta di zucchero per preparare del "carburante" per il lievito. Una volta sciolto lo zucchero si versa il contenuto della bustina e si mescola energicamente fino a sciogliere bene e a formare come una crema, tutto il lievito, cercando di inglobare anche ossigeno, creando delle bolle, per permettere la moltiplicazione delle cellule del lievito. La prima fase di moltiplicazione delle cellule, che avviene anche nel fementatore, avviene in presenza di un ambiente aerobico ricco di ossigeno.


Una volta eseguita la reidratazione del lievito, ci andrà un mezz'oretta prima che sia attivato e pronto per essere inoculato all'interno del mosto, non ci rimane che terminare la fase di mescolamento degli ingredienti, portando per 5 minuti ad ebollizione il contenuto della pentola per sterilizzare completamente il tutto.
Nel ricetta della Tarwebier, sono state aggiunte anche spezie, questo è un passo sicuramente successivo, che necessità di più esperienza, ma ve lo vogliamo raccontare, più che altro per completezza di cronaca di questa birra bianca di grano.
Bisogna tornare indietro di qualche passaggio, all'inizio della bollitura dell'acqua della pentola. Invece di abbassare la fiamma e cominciare a versare gli ingredienti, si continua a far bollire per 15 minuti con all'interno della pentola, soltanto le spezie necessarie alla ricetta, in questo caso coriandolo e scorze di arancia secche.


Il coriandolo, spezia dal profumo impareggiabile, va pestato, noi qui in Liguria abbiamo tutti in casa un mortaio dove si fa pazientemente il pesto, mentre la scorza secca di arancio va utilizzata così come è.


Si utilizza un filtro di bollitura per luppolo, dette anche calze, dove si mettono dentro le spezie e si buttano nella pentola e devono bollire per i 15 minuti, in modo che tutti gli oli essenziali vengano estratti e passino nell'acqua.


Dopo 15 minuti di bollitura, si può levare la calza e si riprende il normale ciclo di lavoro, abbassando il fuoco aggiungendo lo zucchero, l'estratto di malto, gli eventuali altri fermentabili come il miele e alla fine quando e tutto mescolato bene si versa il malto amaricato del barattolo, e si alza la fiamma e si fa bollire per 5 minuti. La bollitura del mosto non è consigliata da tutti, in molte etichette c'è specificato che non deve essere bollito, principalmente per due ragioni, primo il mosto si caramellizza diventando più scuro e quindi anche la birra risulterà più scura, secondo l'amaro del luppolo contenuto nel malto amaricato tende a far aumentare l'amaro nella birra e a variare leggermente il gusto originale. Vi garantisco che le variazioni sono minime e ne vale la pena,  per essere più tranquilli, per non avere sorprese successivamente, così si sterilizza il mosto.


Tutto è pronto per il raffreddamento. Per evitare di trovarsi un mosto troppo caldo in fase di inoculo del lievito, bisogna portare il mosto ad una temperatura consona al lavoro dei lieviti, che deve avere alla fine una temperatura intorno ai 20°C. Più la temperatura è alta più si rischia di avere sapori eccessivamente fruttati e avere delle fermentazioni troppo tumultuose, e la possibilità di vedere uscire dal gorgogliatore non sono l'anidride carbonica, ma anche schiuma con il rischio che seccandosi, si otturi, bloccando la fuori uscita del gas e addirittura con il pericolo di apertura del coperchio e quindi di una contaminazione, e con la probabile fuoriuscita della schiuma.
Vi garantisco che non è piacevole ve lo dico per esperienza vissuta, anche perchè la schiuma è molto densa e tende ad appiccicarsi dappertutto e se si lascia seccare è la fine, diventa quasi cemento!.
C'è da dire anche che oltre a certe temperature, si rischia di inibire le cellule del lievito, vanificando la fermentazione. Il discorso vale anche all'inverso, comunque sulle buste del lievito è specificata la variazione di temperatura ottimale minimo-massimo di lavoro.
Quindi ci passa al raffreddamento, si riempie il lavandino di acqua fredda e si immerge la pentola e si raffredda il più velocemente possibile, perché è proprio questo il momento più pericoloso per le infezioni, essendo il contenuto ricchissimo di zuccheri e a una temperatura idonea alla rapida moltiplicazione di germi, batteri e funghi. E' chiaro che l'ambiente dove si effettua questa operazione deve essere un ambiente più pulito possibile.


Con l'acqua a 20°C il mosto deve essere a 20°C, ma se si ha l'acqua più fredda si può mettere un mosto più caldo e questione di rapporti tra temperature e quantità.
(Temperatura del mosto x la quantità di mosto) + (Temperatura dell'acqua x la quantità dell'acqua) / i litri totali. Es:. (35°C x 10 litri) + (12°C x 13 Litri) / 23 = 22°C gradi che troverete all'interno del fermentatore. Logicamente se avete l'acqua con una temperatura più alta potete inserire qualche litro di ghiaccio precedentemente congelato aggiungendo alla formula i litri dell'acqua che avete congelato sommati ai litri dell'acqua e del mosto.
Es:. (38x8)+(12x13) / 21+2(ghiaccio) = 20°C
Una volta raffreddato alla temperatura desiderata, si versa tutto nel fermentatore cercando di versare il mosto da più in alto possibile per far inglobare quanto più possibile ossigeno, che come dicevamo servirà ai lieviti per la prima parte di crescita.
La prima cosa da fare è controllare la densità iniziale, è obbligatorio, ci servirà per capire quando imbottigliare e la gradazione alcolica della nostra birra.


Mentre si mescola il tutto per continuare ad ossigenare il mosto si preleva un campione di mosto e si misura la densità tramite il densimetro in dotazione con il kit e si annota il numero. Sulla confezione di solito è scritto il valore della densità iniziale o OG, naturalmente se avete inserito anche estratto o altri fermentabili oltre lo zucchero questo numero sarà più alto.
Su quanto estratto o fermentabili aggiungere esistono soft in rete che vi possono aiutare, perchè bisogna semplicemente sostituire lo zucchero o parte di esso con una percentuale di estratto consono alla quantità totale. Facciamo un esempio se lo zucchero ha un coefficiente pari a 1 gli altri ingredienti avranno una capacità più bassa. Esiste una tabella che vi può aiutare,
Zucchero                 1
Zucchero di canna 0,77
Miele                     0,53  
Malto secco           0,77
Malto liquido        0,63
ricordate che potete aumentare leggermente ma mai esagerare, si otterrà birre più alcoliche ma molto più secche a discapito del corpo. Quindi se la ricetta prevede 1 Kg di zucchero potete invece di usare lo zucchero bianco, da cucina, usare 500 gr. di malto secco + 500 grammi di miele +  500 grammi di zucchero di canna e avrete la stessa quantità di fermentabili, ma sicuramente una birra con un corpo e un aroma migliore.
Adesso, vi ricordate il lievito? In una mezz'ora si è creata una schiuma sulla superficie del bicchiere che ci fa capire che l'attivazione è avvenuta e si può versare all'interno del fermentatore, attenzione ricordate di verificare bene la temperatura del mosto.


Si versa il lievito


Una volta versato il lievito si procede ad una bella mescolata per 5 minuti, oltre che per mescolare bene il lievito, anche per aumentare ancora l'ossigeno all'interno del mosto.


Dopo aver dato una bella mescolata si copre il fermentatore con il coperchio e si inserisce il gorgogliatore, che altro non serve a far fuoriuscire l'anidride carbonica prodotta dai lieviti durante la fermentazione e trasformazione degli zuccheri in alcool e evitare di far entrare aria all'interno dell'ambiente protetto che è il fermentatore.


Mi raccomando che il coperchio sia ben chiuso, controllate due volte! Una volta sicuri che sia chiuso si aggiunge un pò di soluzione sanificante all'interno del gorgogliatore fino alle tacche


è buona norma anche inserire un pò di soluzione all'interno del rubinetto che avete nel frattempo girato al contrario.


Si controlla un ultima volta la temperatura e il quantitativo di mosto presente, fatevi un piccolo promemoria con tutti questi numeri vi verrà utile, in caso vi venisse bene e vorreste rifarla.


Una volta terminato potete ora verificare la densità sul densimetro, visto che risulta meglio attendere qualche minuto prima di leggere il valore.



Magari cercando di muoverlo un pò per "sgasarlo" come si dice, per evitare che piccole bolle si ossigeno si attacchino al densimetro e sfalsino la misura.


Qui si può vedere le numerose bolle.
La prima parte è finita, ora non vi resta che attendere qualche ora per sentire il vostro gorgogliatore che comincia a sbuffare e vi avverte che la conversione è iniziata.
Capita a volte, come nel caso di questa ricetta, che il gorgogliatore non ha mai sbuffato, ma la fermentazione è partita lo stesso.
Potete eventualmente controllare attraverso la plastica che si formi una schiuma sulla superficie del mosto, anche questo indica l'avvenuto inizio della fermentazione.
Questo può succede a temperature più basse, dove la fermentazione è più tranquilla o dove c'è eccessivo spazio tra l'orlo del mosto e il coperchio, e quindi l'emissione di anidride carbonica è più contenuta, e de più grande lo spazio a sua disposizione. Con una temperatura più alta, la fermentazione sarà più breve e tumultuosa, mentre con una temperatura più bassa sicuramente più lunga e silenziosa.
Una cosa importante, è meglio che il fermentatore non sia alla diretta luce solare, e buona norma posizionarlo in un luogo buio o coprirlo.
Quando sarete belli e contenti del lavoro svolto, vi troverete davanti un bel pò di materiali da pulire perfettamente, ricordate bene che tutto il materiale deve essere pulito alla perfezione, per evitare di avere problemi di infezioni, perchè il malto è particolarmente rognoso, specialmente se lo lasciate seccare.



Da qui in poi potete trovare informazioni sul blog, perchè le successive operazioni sono uguali con tutti i metodi, comunque facciamo un veloce ripasso.
Dopo una settimana, si procede con il travaso, per eliminare il lievito esausto che si deposita sul fondo del fermentatore e che se lasciato potrebbe portare aromi e profumi sgradevoli, e comunque ricchi sapori di lievito.
Si prende un'altro fermentatore perfettamente pulito e sanificato e lo ci collega con un tubo alimentare e si travasa la birra.


In questa fase è possibile aggiungere all'interno del secondo fermentatore un filtro contente luppolo e fare così un ulteriore luppolatura a freddo per aumentare l'aroma, non l'amaro, della nostra birra.


Ricordate di misurare la densità per farvi un'idea di come va la vostra birra, normalmente dopo una settimana, quasi tutti gli zuccheri sono stati trasformati, e il valore sarà molto vicino al valore finale che otterrete, la cosiddetta FG o densità finale.
Dopo un'altra settimana si procede alla misurazione della densità è si annota il numero se dopo due giorni la densità è uguale si può imbottigliare.
Oltre a sapere se la vostra birra è pronta la misura della densità finale in aggiunta alla densità iniziale, vi permette di calcolare il grado alcolico della vostra birra, tramite la formula:
densità iniziale - densità finale / 7,46
Es:. 1060-1012/7,46= 6,4 sono i gradi alcolici della vostra birra.
Una volta che abbiamo verificato la densità finale, prima di imbottigliare è fondamentale procedere con il priming o l'aggiunta di zucchero per la rifermentazione in bottiglia. Questa aggiunta permetterà ai lieviti rimasti di produrre all'altra anidride carbonica che andrà a gasare la vostra birra. Normalmente sulle etichette o su i fogli dell'istruzioni che troverete nel coperchio o nella confezione del malto amaricato ci sono già scritti i quantitativi da aggiungere di zucchero.
In rete si possono trovare tabelle con il grado di colume ci CO2 per ogni stile e anche i grammi a litro da aggiungere nel fermentatore.
Potete trovare un elenco nell'articolo su l'imbottigliamento della Dark IPA di Gennaio.
Ci sono due metodi per aggiungere lo zucchero, o bottiglia per bottiglia o tutto il quantitativo che serve dentro il fermentatore. Noi utilizziamo questo secondo metodo.
Si esegue quindi un ulteriore travaso, per evitare durante il mescolamento dello zucchero di sollevare il lievito esausto depositato sul fondo del secondo fermentatore.
Quindi si calcola lo zucchero necessario e si pesa.


Intanto si prepara un pentolino con 300 ml. di acqua e si fa bollire. Quando l'acqua bolle, si aggiunge lo zucchero è si continua a bollire per qualche minuto, caramellizzando leggermente lo zucchero.




Quindi si raffredda fino a raggiungere la temperatura del fermentatore. Il metodo più semplice è metterlo nel lavandino con acqua fredda.



Una volta raffreddato si versa nel fermentatore mescolando bene, per evitare che lo zucchero stratifichi.


Poi successivamente, ogni 5 - 6 bottiglie riempite, si deve mescolare per evitare di trovarsi bottiglie con più zucchero di altre meno, e alla fine avere alcune birre troppo gasate e altre lisce.


Per imbottigliare si utilizza l'asta di riempimento che si trova all'interno del kit. Il funzionamento è semplice quando premete l'asta contro il fondo della bottiglia la birra uscirà, una volta arrivati ad un paio di centimetri dal bordo sollevando l'asta la birra smettere di uscire. Non lasciate troppo spazio tra il tappo e l'orlo della birra, si rischia di avere birre poco sgasate. Due dita al massimo.


Mano a mano che imbottigliate tappate le bottiglie, importante anche qui pulire e sanificare bene tutti i tappi e le bottiglie. Per le tecniche di sanificazione e pulitura dei tappi e bottiglie vi rimando agli articoli inerenti gli imbottigliamenti di Dicembre Gennaio e Febbraio.
Le bottiglie poi devono essere lasciate un paio di settimane alla stessa temperatura che la birra ha fermentato e poi si trasferiscono in cantina o in un ambiente più fresco meglio intorno ai 10°C, per continuare la maturazione.
Non resta che attendere un paio di mesi e poi si può procedere al consumo.
Dall'esperienza che abbiamo maturato sui kit, bisogna dire che al contrario delle birre eseguite con il metodo All Grain BIAB che tendono a migliorare con il passare del tempo, le birre prodotte con il metodo kit, tendono ad appiattirsi mano mano che il tempo passa e il periodo più idoneo per assaporare al meglio le nostre birre è tra un minimo i 45 giorni-due e tre mesi, ottimale, e ad un massimo di sei.
Spero che nonostante il volume di parole, che oltre a essere pesante ed impegnativo, e si sa quando si scrive tanto, si commettono tanti errori, e che questa mini-cronaca-guida possa essere utile a chi vuole iniziare a crearsi qualche birra a casa, e perchè no, iniziare una vera e propria passione e produzione di birre, un pò come è successo a noi.

In coda all'articolo un doveroso ringraziamento a 8Gazza, il mio Mastro, che in quei periodi mi ha iniziato, aiutato, sopportato e supportato, anche in quei momenti difficili. Grazie.
E adesso pensiamo alla prossima cotta domenica si rifa la IPA o no......
A presto.

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