giovedì 9 ottobre 2014

Una Voglia Matta.. di Luppolo Selvatico

Ricordo lo scorso anno quando girando con Diana, la nostra cagnetta, ci siamo imbattuti in zone ricche di luppolo selvatico. Il primo pensiero è stato quello di utilizzarlo per produrre una birra con solo luppolo selvatico, ma i primi commenti di amici e conoscenti ci aveva lasciati un pò delusi. La maggior parte, ripeteva che non ne valeva la pena, troppo poco il potere amaricante rispetto ai suoi cugini domestici, selezionati dopo un secolo o più di selezioni e incroci, altri hanno tirato fuori odori e aromi assurdi, tanto che avrebbero scoraggiato chiunque a provarci, noi no.


Quest'anno siamo ripartiti alla grande, impossibile resistere alla visione di tutti quei grappoli che aspettavano solo di essere raccolti, c'è n'era dappertutto. Così abbiamo cominciato a fare qualche giro, e a selezionare delle zone, verificare e scegliere visivamente le caratteristiche dei coni, rotondi, allungati o molto allungati ed escludere altre zone con coni piccoli, molto piccoli. Ci è capitato anche di vedere anche alcune piante con infiorescenze maschili, che successivamente sono diventati coni femminili. Scientificamente non è possibile, ma vi assicuro che non avevamo bevuto.


Dopo aver individuato le zone più ricche, abbiamo cominciato ad assaggiare i coni, cercando di annotare le caratteristiche al gusto. Le sensazioni principali sono prima di tutto il gusto erbaceo del cono, con un crescendo di amaro man mano che si mastica, per poi arrivare alle caratteristiche speziate.  Per alcuni coni gli aromi sono stati molto forti che ci hanno costretto a sputarlo. Purtroppo non è stato possibile assaggiare un luppolo domestico fresco, per verificare direttamente la differenza.


Purtroppo la piante acquistate in primavera non hanno prodotto coni e non abbiamo potuto fare una comparazione. Purtroppo, in primis, le condizioni ambientali di quest'estate e l'impianto in vaso, non ci ha aiutati nella prima esperienza di coltivazione,  e ci siamo ritrovati con le piante colpite da peronospora, sopratutto il Chinook, che ha presentato foglie gialle e bruciate dal fungo, ma i rizomi dovrebbero essere salvi.


Migliore sorte hanno avuto il Columbus e soprattutto il Willamette, ma il fatto di averli messi in vaso e in un terriccio per niente fresco e sciolto, ha creato delle zone di umido e secco alternato, che hanno causato dei danni meccanici alle radici, rompendo continuamente i peli radicali della zona pilifera, responsabile della precaria salute delle piante.


Il prossimo anno per mantenerli in vita dobbiamo per forza piantarli in pieno campo, e pensiamo di aver individuato una zona provvisoria di confine con un vicino, dove c'è una rete di separazione che potrebbe servire ai tralci per aggrapparsi. Siamo sempre alla ricerca di un terreno adatto alla coltivazione, ma per ora non abbiamo trovato niente di adatto, terreni troppo compatti che andrebbero fresati a fondo e mescolati alla sabbia, invece quelli adatti sono distanti o occupati e quelli liberi sono senza un approvvigionamento di acqua, e diventa impossibile coltivare il nostro amato luppolo senza acqua!
In attesa di poter confrontare qualche cono fresco domestico con quello selvatico abbiamo diversificato le zone delle raccolte del selvatico, dandoci dei nomi: "fiume" per la zona vicino al fiume, "campo" per le piante vicino al campo sportivo, e "nord" per le zone alla fine del paese.


Una volta raccolti, i coni sono stati prima divisi in sacchetti e poi pesati. Il peso è importante per stabilire in giusto grado di essiccazione e far perdere la gran parte di acqua contenuta, riducendo il peso di circa 80%.


Grazie alle giornate tiepide di questo Settembre, siamo riusciti ad essiccare bene, quasi tutti i coni, naturalmente l'essiccazione deve avvenire al riparo della luce solare diretta, in ambiente tiepido e non umido, solo alcuni etti hanno avuto bisogno di un supplemento in forno. Abbiamo quindi creato alcuni griglie su cui appoggiare i coni, per essere posizionati nel forno.


La costruzione è stata semplice, è abbiamo utilizzato materiale avanzato da altre  lavori precedenti. Lo scheletro è stato fatto con pezzi di perline e una rete metallica, avanzate dai lavori in cantina. Le perline sono state tagliate a 45 gradi


e successivamente scartavetrate e unite tramite graffette, tutto molto semplice.


E a sua volta è stata attaccata la rete sempre con le graffette e successivamente rifilata.


Una volta sistemate abbiamo posizionati i coni sulle griglie e inseriti in forno alla temperatura di 40°C per circa un ora. Il tempo è stato breve perchè avevano già subito un primo essiccamento in garage per tre giorni, penso che sarebbero necessari almeno 5 ore a 40°C, per abbassare il peso dell'80%.


Naturalmente il forno è stato lasciato leggermente aperto.


Prima di terminare il lavoro, mettendo i coni essiccati, sottovuoto, per cercare di mantenere intatte le caratteristiche, abbiamo dovuto affrontare un dubbio amletico che  ci attanaglia fin dall'inizio, dovevamo stabilire la percentuali di alfa acidi presente nei nostri coni.
Non disponendo di strumentazione da laboratorio, e non volendo spendere una fortuna nel far analizzare il nostro luppolo selvatico, l'unica cosa che potevamo fare era semplicemente una prova comparativa, utilizzando come riferimento, del luppolo acquistato dove la percentuale di alfa acidi è scritta sulla confezione. La difficoltà di sapere con approssimazione la percentuale di alfa acidi, penso che riguardi anche chi coltiva direttamente il luppolo a casa e non dispone di attrezzatura da laboratorio. Per farvi un esempio, anche tra il luppolo che acquistiamo, stesso tipo, troviamo differenze a volte anche grandi. Noi siamo affezionati  al Cascade, uno splendido luppolo americano dal suo aroma agrumato inconfondibile, abbiamo avuto confezioni con percentuali alfa acidi da 4,5 a 7,7, e non mi sembra che sia poca la differenza. Quindi anche chi coltiva da se alcune varietà, non conosce con  esattezza la percentuale di alfa acidi.
Così con Andrea abbiamo pensato che preparando due the e poi comparando l'amaro, avremmo potuto stimare la potenza dei nostri coni selvatici. Abbiamo così preparato due the di luppolo, uno con un luppolo di cui conoscevamo la percentuale di alfa acido e uno con il nostro luppolo selvatico.


Abbiamo preso un pentolino e con mezzo litro di acqua, un cucchiaino di zucchero per aumentare la solubilità delle resine rispetto a sola acqua, e 10 grammi di luppolo selvatico fresco e abbiamo fatto bollire, coperto, per mezz'ora.
Stessa cosa con il luppolo confezionato, con la sola differenza che il luppolo confezionato è essiccato e quindi ne abbiamo utilizzato il 20% quindi 2 grammi.
Dopo la bollitura abbiamo fatto riposare fino a temperatura ambiente e poi li abbiamo versati in un bicchiere.




Quello giallo di sinistra è il Cascade, mentre quello rosso di destra è il selvatico. Abbiamo iniziato ad assaggiarli. Prima abbiamo assaggiato entrambi scoprendo che il luppolo confezionato era più amaro. Poi abbiamo aggiunto circa 5 grammi di zucchero per volta, fino ad arrivare al punto di equilibrio tra amaro e dolce. Per quanto riguarda il luppolo confezionato abbiamo messo 5 cucchiaini colmi, circa 25 grammi di zucchero, mentre per il luppolo nostrano abbiamo aggiunto 3 cucchiaini colmi, circa 15 grammi di zucchero.
A questo punto entra in gioco Andrea, mente giovane e fresca, e soprattutto con ancora un tenue ricordo della matematica studiata a scuola, e ha praticamente creato un formula semplicissima con i dati in possesso, quantità di zucchero utilizzato per i due the e la percentuale di alfa acido del luppolo conosciuto, e l'incognita, la percentuale di alfa acido del luppolo selvatico. Quindi 15 grammi di zucchero del luppolo nostrano, diviso, i 25 grammi di zucchero di luppolo confezionato, il risultato moltiplicando con la percentuale del luppolo conosciuto 5,5%. Risultato 3,3%.
Tutto molto semplice, ma cè qualcosa che non ci convince. Dopo aver assaggiato il mosto della PallaRE, la birra fatta con il luppolo autoctono, risulta poco amara. Per calcolare la percentuale  di alfa acidi, abbiamo usato un luppolo essiccato e un luppolo fresco. Forse questa differenza ci ha falsato il risultato, è probabile che la percentuale di alfa acidi sia più bassa di quella stimata. Non rimarrà che ripetere le operazioni questa volta con entrambi i luppoli essiccati, e vedere se riusciremo ad avvicinarci meglio alla percentuale esatta.
La fase finale è stata il confezionamento, dopo avere essiccato tutti i circa 4,5 chili di luppolo fresco, prelevato in tre zone, alla fine abbiamo 800 grammi.


Per questa operazione abbiamo utilizzato una macchina per il confezionamento sottovuoto, che ci permette di lasciare all'interno dei sacchetti niente o pochissimo ossigeno, responsabile dell'ossidazione delle resine e della perdita di efficacia. 
L'altro fattore negativo per la conservazione è la luce, purtroppo non avendo a disposizione sacchetti che potevano bloccare la luce, ci siamo dovuti adeguare ai soliti sacchetti trasparenti.
Durante la fase di aspirazione della macchina, la cosa più importante è tenere ben premuto il sacchetto contro il luppolo,  per far si che tutta l'aria venga aspirata.


Per ora abbiamo fatto una sola birra di prova con il luppolo con un valore stimato di amaro medio, e all'assaggio del primo travaso, risulta poco amara, ma è anche vero che deve maturare, ma le possibilità che l'amaro aumenti sono poche, mentre l'aroma pepato, anche se poco percettibile, è il fattore distintivo di questo nostro luppolo selvatico. La quantità di luppolo utilizzato è stato discreto, pensando ai soli 10 litri finali, 20 grammi da amaro a 60 minuti più 40 grammi  da aroma diviso in due gittate una a 15 minuti e l'altra a 5, in più appena spento ancora 10 grammi. Avevamo calcolato un indice di amaro intorno ai 30 IBU, ma penso che alla fine saremmo intorno ai 10 - 12 IBU al massimo, con una percentuale di alfa acidi del nostro luppolo selvatico varietà "Fiume" intorno a 1,5% contro i 3,3% che avevamo preventivato. Un altro fattore che potrebbe aver influito sulla la qualità dei coni è stato il ritardo nella raccolta, infatti  molti coni presentano già delle zone secche, il prossimo anno dovremmo essere più tempestivi, e raccoglierli al momento di massima presenza di luppolina.
Ora non ci resta che provare una nuova cotta questa volta con la varietà "Campo", il luppolo con i coni più grossi, pesanti e amari, magari prima rifacendo la prova comparativa.


L'ultima varietà raccolta è stata la "Nord", un luppolo che alla fine si è rivelato con pochissima percentuale di alfa acidi, e sarà utilizzata solo per l'aroma, in quantità abbondante, visto che il suo apporto sarà davvero minimo. 


I prossimi passi saranno, prima di tutto rifare le prove comparative, poi fare qualche birra di prova con le due varietà selezionate, "Fiume" e "Campo", con quantitativi maggiori e per tempi più lunghi di bollitura, e poi tireremo le somme se ne vale la pena di continuare con queste varietà o il prossimo anno allontanarsi di più da casa,  per ampliare le ricerche e scovare qualche zona particolarmente interessante.


Questi sono gli undici sacchetti sottovuoto che sono il risultato finale della raccolta ed essiccazione dei nostri luppoli selvatici. Per chi mi conosce sa che questo è solo l'inizio di una avventura che non finirà mai, o almeno finché non troveremo qualcosa che ci soddisferà, e avrete modo, anche voi, di seguirci in questa avventura, qui sul blog,  appena il sole tornerà a splendere e con esso il caldo e la voglia di riprendere questa ricerca, ma queste saranno tante nuove storie.


Un ringraziamento speciale va a mia moglie Giusi, sempre disponibile ad aiutarmi e supportarmi sia nella raccolta,

 che nelle operazioni di peso, divisione, essiccamento e confezionamento.


Ora non ci resta che imbottigliare la prima birra fatta con il luppolo selvatico PallaRE, ma questa è un'altra storia.


domenica 5 ottobre 2014

Una Americana in BIAB, Toc Toc.

Nonostante mi fossi ripromesso di far uscire questa settimana, un articolo sulla bella esperienza del luppolo selvatico, non sono riuscito a finirlo e preferisco mettere giù prima, la cronaca di questa nuova nata, una birra dal chiaro stile americano, dal colore rubino e dal profumo intenso.  
Questo fine settimana è stato davvero intenso, continuiamo a produrre birra, e non solo. Sabato siamo partiti di buon ora con il travaso della brown PallaRE, quella realizzata con il luppolo selvatico. 


La birra risulta molto acerba, e in una settimana ha raggiunto la densità prevista, anzi è scesa oltre, fino a 1008, portando la percentuale di alcool a 5,6% contro i 4,9 che avevamo preventivato. Decidiamo come sempre di assaggiare il campione nella provetta utilizzato per la misurazione della densità, al naso è molto forte l'odore di zolfo, chiaro segno di un'attività violenta del lievito ad una temperatura elevata, questo ci da motivo di riflessione, e probabile che la resistenza direttamente a contatto con i fermentatori, comporti un innalzamento delle temperature, nonostante l'intervento del termoregolatore. La soluzione, bisogna trovare il modo di rialzare i fermentatori rispetto alla resistenza. Al gusto l'aroma principale è il sapore dolciastro del Carapils, davvero troppo invadente, causato purtroppo, dall'amaro del luppolo selvatico, che risulta basso, quasi inesistente. La stima fatta degli alfa acidi era troppo ottimistica e dobbiamo ricrederci e la prossima prova dovremmo, almeno, raddoppiare le dosi, e provare il luppolo più amaro che abbiamo, per capire se davvero ne vale la pena, o se bisogna ricominciare, il prossimo anno, alla ricerca di qualche zona dove trovare qualche luppolo più nobile. Alla fine in gola rimane un leggero amarognolo dall'aroma pepato, che contraddistingue da sempre questo luppolo selvatico.


La birra, risulta leggermente torbida, ma il colore è chiaramente marrone, vediamo cosa succede in questa settimana che rimarrà a riposo, a depositare ancora un pò di farine e lieviti, prima dell'imbottigliamento di Venerdì prossimo.
A metà mattina siamo passati all'imbottigliamento della Kashmir, una birra splendida dal colore ambrato e dal gusto deciso. 


Come avevamo previsto la birra aveva quasi raggiunto la densità finale la settimana scorsa passando in una settimana dal 1018 a 1017, in linea con il mash a temperatura più alta, per la creazione di una birra più corposa. 


Si sente molto il corpo, pur essendo all'inizio, dove i sapori e gli aromi devono ancora miscelarsi per dare il meglio di se, sembra di mangiarla, più che berla. Intensissimo il sapore caramellato, che si diffonde in bocca, mentre alla fine si sente molto l'amaro.
Ora non ci rimane che attendere almeno quattro mesi prima di poter assaporare le prime bottiglie e dare un giudizio più definitivo.


Qui la cella climatica con sopra le bottiglie della Raj, che nonostante siamo terminate le due settimane necessarie per la carbonazione, resteranno all'interno per contribuire al mantenimento della temperatura della cella, e sarà sistemata sullo scaffale, per la maturazione, la prossima settimana all'imbottigliamento della PallaRE. In mezzo le bottiglie della Kashmir e sotto il fermentatore con la PallaRE.
Ad inizio pomeriggio, hanno portato la legna per il forno a legna e la stufetta del garage, che ci terrà al caldo durante le cotte invernale, quando fuori fa molto freddo, e il mosto si raffredda molto più velocemente, in un attimo!!

  
Come sempre una gran fatica, visto che non abbiamo un ingresso abbastanza grande da far entrare il furgone vicino alla legnaia, e siamo costretti a farla vuotare in strada, e bisogna portarla dentro al giardino con carriola e secchi. 
La giornata non è ancora finita, bisogna prepararsi per la cotta, ma come al solito Andrea deve scappare e mi tocca fare il lavoro "sporco", per fortuna ho un asso nella manica... Giusi, la moglie. Prima di tutto bisogna recuperare l'acqua di fonte, un paio di taniche da 25 litri. Il problema è sempre lo stesso, per 50 litri di acqua devi passarci mezzo pomeriggio, ne esce sempre poca, un filo. Ne approfittiamo per raccogliere qualche castagna, quest'anno c'è ne sono poche, piccole, malformate e molte sono pure piene di vermi. Anche gli alberi urlano tutto il loro dolore, molti stanno seccando, altri non vogliono mollare la vita, e tentano di gettare polloni dalla base, la maggior parte sembrano bruciati da qualche acido, un disastro che continua da qualche anno e non sembra rallentare, probabilmente tutto continuerà fino a quando l'ultimo dei castagni ci avrà lasciato. Non sono solo i castagni, tutto sembra essere coperto da un telo di tristezza e di agonia, abeti bianchi, carpini, betulle, etc l'unico che sembra non subire alcun danno è l'ailanto, un albero infestante, peggio delle robinie. Non si sa come sia arrivato dalla Cina, ma qui da noi non ha ne parassiti ne funghi ne batteri che lo scalfiscano. 
Ma torniamo a noi. Finito di raccogliere l'acqua, arrivato in garage, comincio a montare tutto, il banchetto con il fornellone, il rubinetto nella pentola, la pompa, il termometro.


Mentre proseguo con le operazioni di preparazione, è visto che comincia a scendere la notte, decido di accendere un pò il gas, per "rompere" un pò la temperatura sia dell'ambiente che dell'acqua per domani mattina, e far prima a raggiungere la temperatura di mash. Questa volta la ricetta è stata creata completamente da Andrea, con l'utilizzo dei suoi malti preferiti, Crystal e Bisciut, e un mash sbilanciato verso l'alfa amilasi, quindi una birra più corposa.

Toc Toc ALL Grain BIAB
Minuti ammostamento :55
Litri in pentola :40
Litri in fermentatore :27
Efficienza :76 %
OG :1050
ABV :4.9 %
Plato :12.4
IBU :64.5
BU/GU :1.29
EBC :17

Malti e Fermentabili
Pale 4900 gr 83 %
Crystal 150L 450 gr 8 %
Biscuit 300 gr 5 %
Fiocchi di Orzo 270 gr 5 %
Totale 5920 gr

Luppoli
Pacific Jade 20 gr 90 min
Nelson Sauvin 20 gr 30 min
Galaxy 20 gr 15 min
Galaxy 20 gr 5 min
Nelson Sauvin 30 gr 5 min
Nelson Sauvin 50 gr DH 

Lieviti
SafAle US 05 14 gr

Profilo Mash
Beta-amilasi 63 °C 20 min
Alpha-amilasi 72 °C 35 min

Termino la giornata con la macinazione dei grani, per fortuna la ricetta prevede più di un chilo in meno del solito, siamo stufi di queste birre troppo alcoliche che non ti permettono di berne qualcuna in più, in serenità. La giornata di sabato finisce qui... per fortuna.
La Domenica inizia con tranquillità... presto a fare la spesa rinviata ieri. A mezza mattina riesco a scendere ad accendere il gas e iniziare l'ennesima cotta domenicale. Intanto arriva Andrea. L'acqua è ancora a 38°C, e facciamo presto ad arrivare a 63°C. Purtroppo per una distrazione ci mangiamo tutto il vantaggio, e ci ritroviamo oltre e dobbiamo aspettare che scenda di un paio di gradi prima di poter versare i grani, nel frattempo verifichiamo l'acidità dell'acqua. Come sempre abbiamo aggiunto il succo di un limone, misura pH 6,80. Oramai il parametro è sempre lo stesso, tutte le volte, e pensiamo che sarà l'ultima volta che la misureremo, d'ora in poi controlleremo l'acidità solo dopo aver aggiunto i grani. 
Dopo aver versato i grani verifichiamo il pH, un pò alto siamo a 6, decidiamo di aggiungere 5 cc di acido lattico, che porta il pH a 5,75. Decidiamo di non aggiungere altro.


I venti minuti stabiliti per lo step di beta amilasi volano e riaccendiamo per la rampa a 72°C; durante le soste la pompa rimane spenta, mentre la accendiamo durante le rampe per evitare che si crei, sotto il fondo, uno strato a temperatura più alta, che potrebbe caramellare troppo il mosto.
Mentre aspettiamo che passino i 35 minuti dello step di alfa amilasi, prepariamo i luppoli, e intanto discutiamo sui prossimi acquisti.
Dopo lo step in alfa amilasi i 35 minuti con calma iniziamo le operazioni per il sollevamento e strizzamento della sacca.


Complice il volume più basso di grani e la solita forza di Andrea, 


questa volta ci superiamo e riusciamo a recuperare la maggior parte del mosto intrappolato nella sacca, dei 40 litri iniziali dopo le fasi di mash siamo a 39 litri, abbiamo lasciato un solo litro dentro le trebbie. Preleviamo un pò di mosto per la misura della densità pre boil, 1038, pensavamo meno, anche questa volta abbiamo avuto una buona estrazione. Secondo noi, la macinazione più fine, che ha drasticamente ridotto il numero di chicchi interi, ci ha aiutato a raggiungere questi risultati.

  
Per avere la temperatura idonea alla misurazione, questa è la nuova frontiera del raffreddamento.
Non so, se si capisce dalla foto, ma intorno alla provetta Andrea a sistemato un gel pack tirato fuori dal freezer, immerso in un pentolino pieno d'acqua, in pochi minuti porta la temperatura da 80°C a 20°C.  
Salendo verso la bollitura, il mosto comincia a separarsi dalle proteine, che si coagulano in superficie.


Sono un pò più del solito, ma con calma e con l'utilizzo di un colino, le schiumiamo. Comincia la fase di bollitura di 90 minuti, inseriamo la sacca per il luppolo, già utilizzata la volta scorsa con buoni risultati e versiamo il Pacific Jade per l'amaro.


Anche questa volta, vengono a galla alcuni semi, che rafforzano la mia idea che riuscire ad isolare le piante di luppolo, da una fecondazione naturale è quasi impossibile.


Per la seconda gittata dobbiamo aspettare un'ora, Andrea ha deciso di saltare la gittata a 60 minuti ritenendo sufficiente il solo Pacific come luppolo da amaro, visto che comunque i tre luppoli utilizzati hanno percentuali di alfa acidi molto alte, e potrebbero sbilanciare eccessivamente il rapporto amaro/densità. I luppoli scelti sono il Pacific Jade con AA% 12,5, il Nelson Sauvin con AA% 12,3 e il Galaxy con AA% 16,2.
Mentre aspettiamo mangiamo qualcosa, e quando si mangia arriva sempre lei...


Fa capolino dalla tendina della porta, attirata dal profumino che proviene dal garage.  "Chissà cosa ci sarà di buono.."
Intanto si prepara il lievito, questa volta ne abbiamo usato un pò di meno del solito, visto che abbiamo utilizzato il lievito aperto la scorsa domenica per la mini cotta di prova del luppolo selvatico, e invece delle classiche due bustine, per un totale di 23 grammi, ne utilizziamo 14 grammi. Secondo il programma online, che potete trovare all'indirizzo http://www.mrmalty.com/calc/calc.html, il numero esatto di grammi era 17.


Il metodo è sempre lo stesso, un pentolino con acqua a bollire per sterilizzarla, raffreddamento a 25 °C, versamento fino a metà di due bicchieri, inserimento dei granuli per la reidratazione, molto lentamente per evitare di creare grumi, copertura dei bicchieri e dopo 15 minuti inserimento di un grammo di zucchero per bicchiere, nuovamente mescolamento bene per sciogliere lo zucchero e poi nuovamente coperti con la pellicola. Di solito in mezz'ora si crea una bella schiuma compatta, che segnala l'avvenuta reidratazione e attivazione delle cellule del lievito.


Intanto continuano le gittate a 30 minuti e 15 minuti, e insieme a 15 minuti inseriamo la serpentina che ci servirà per il raffreddamento.


Nonostante la sacca non ce problemi nell'inserire la serpentina e terminiamo con le ultime gittate a 5 minuti, un pò più consistenti, esclusivamente per l'aroma.
Terminati i 90 minuti spegniamo e strizziamo i luppoli, un pò come la sacca per i grani. Inseriamo un tubo della serpentina al rubinetto e l'altro nel bidone, per recuperare l'acqua che servirà per la pulizia di tutto il materiale e poi per bagnare il giardino. Come l'altra volta, per velocizzare il raffreddamento, quando la temperatura arriva a 50°C, inseriamo 6 bottigliette congelate.


Con questo metodo abbiamo abbattuto del 60% il tempo necessario al raffreddamento, ma 30 minuti rimangono comunque ancora molti, rispetto a quello che riusciamo a fare in inverno quando l'acqua del rubinetto raggiunge i 2 - 3°C e porta la temperatura da 100°C a 20°C in 10 minuti.
Raggiunti i 21°C leviamo le bottigliette e cominciamo la fase finale.


Prima di versare il mosto nel fermentatore, facciamo il mulinello, per concentrare le farine al centro del fondo, e lasciamo il mosto a riposo una decina di minuti con il coperchio. Quando il mosto termina la sua rotazione apriamo parzialmente il rubinetto e per caduta il mosto nel fermentatore.


Il mosto è bello limpido, sia il colore che il profumo ci soddisfano. Preleviamo un campione per la misura della densità finale, 1050. Ci sembra che ci sia più mosto del solito e aver raggiunto una densità così alta, con un chilo in meno di grani ci fa pensare ad una ottima efficienza. Alla fine abbiamo 27 litri di mosto nel fermentatore e due litri di thrub, che porta il totale dei litri dopo bollitura a 29.


A metà del fermentatore versiamo il primo bicchiere di lievito e l'altro lo inseriamo alla fine. Prima di chiudere, azioniamo per una decina di minuti l'aeratore, per aumentare la percentuale di ossigeno all'interno del mosto, per aiutare la moltiplicazione delle cellule del lievito.
La giornata volge al termine, il tempo necessario per chiedere il fermentatore e portarlo giù in cantina, nella cella climatica, e ora non resta che aspettare che parta la prima fase tumultuosa di trasformazione degli zuccheri in alcool.
Siamo esausti ma sereni, convinti di aver svolto, anche questa volta, al meglio le attività per la creazione di questa nuova birra.
In questa settimana spero di riuscire a pubblicare anche l'articolo sul luppolo selvatico, ma questa è un'altra storia.


lunedì 29 settembre 2014

Una Brown con luppolo selvatico PallaRE

Finalmente proviamo a trasformare il tempo dedicato alla raccolta, essiccazione e confezionamento, del luppolo autoctono, in qualcosa di concreto.
Così abbiamo fatto la prima birra con l'utilizzo di solo luppolo selvatico. Abbiamo scelto di farne un quantitativo minimo, per testare a pieno tutti i tipi raccolti e poi, se i risultati saranno soddisfacenti, individuare la zona dove concentreremo gli sforzi il prossimo anno. La pentola utilizzata è la vecchia cara pentola da kit, che abbiamo usato il primo anno per produrre le nostre birre in lattina, una pentola da 13 litri, in alluminio dalle pareti spesse. Naturalmente non c'è rubinetto, e sinceramente non ci è sembrato così vitale mettercene uno, e così non abbiamo usato neanche la pompa, ma mescolato spesso e alla fine vuotato il contenuto direttamente nel fermentatore, alla faccia dei fondi e delle farine.
Questa volta non ci siamo potuti preparare adeguatamente i giorni prima, perchè dedicati soprattutto alle operazioni di essiccazione e confezionamento degli ultimi luppoli raccolti, ma anche al travaso della Kashmir, la ambrata amara fatta l'altra domenica che ha evidenziato un ottimo livello di amaro, come ci piace, e una attenuazione in linea con la temperatura di mash, per ottenere una birra più corposa, attestandosi intorno a 1018. Ma anche per una piccola festa intima, nella serata di sabato, naturalmente a base di pizza e birra, che ci ha tenuti occupati fino a tardi notte, e che non ci ha aiutati a svegliarci presto. E quindi abbiamo dovuto preparare tutto la mattina di domenica.
Visto l'assenza di rubinetto e pompa la preparazione della pentola è stata rapida, l'acqua utilizzata è stata un pò di quella della fonte avanzata l'altra domenica e un pò del rubinetto, senza tante paranoie e nell'assoluta serenità di creare qualcosa di unico. 


Nonostante le dimensioni della pentola abbiamo usato lo stesso il fornellone, ma sarebbe stato meglio utilizzare i fornelli della cucina, troppo potente, e alla fine abbiamo un pò bruciacchiato i bordi  della sacca utilizzata, bisognerà crearne una su misura più adatta per le piccole dimensioni, anche se comunque questa ha fatto egregiamente il suo lavoro.
Una volta montato il banco siamo passati alla macinatura, certo che macinare 2 chili di grani si fa indubbiamente molto prima.


Non è stato solo più veloce macinare i grani, ma anche portare l'acqua a 63°C, un attimo. Abbiamo misurato il pH dell'acqua e inserito il mezzo limone, alla fine prima di inserire i grani avevamo un pH intorno a 6,80.


La temperatura è leggermente scesa, ma trattandosi di un volume così basso di grani, l'abbassamento è stato di poco, scendendo di mezzo grado circa.


Abbiamo deciso di effettuare un mash per un tipo di birra mediamente secca, che esalti le caratteristiche del luppolo selvatico, quindi sosta a 63°C per 35 minuti più una seconda sosta a 72°C per 15 minuti.
La caratteristica principale di questa birra è l'utilizzo di una piccola percentuale di Carafa III, un malto tostato che apporta pochi aromi particolari, ma soprattutto conferisce colore, classico delle birre marroni o brown.
La ricetta è semplice creata nel tentativo di esaltare l'amaro e l'aroma del nostro luppolo autoctono.

PallaRE Brown ALL Grain BIAB
Minuti ammostamento :50
Litri in pentola :11
Litri in fermentatore :10
Efficienza :82 %
OG :1050
ABV :4.9 %
Plato :12.4
IBU :31.3
BU/GU :0.63
EBC : 20

Malti e Fermentabili
Pale 1750 gr 85 %
CaraPils 150 gr 7 %
Fiocchi di Orzo 100 gr 5 %
Carafa III 50 gr 2 %
Totale 2050 gr

Luppoli
Pallare 20 gr 60 min
Pallare 20 gr 15 min
Pallare 20 gr 5 min
Pallare 10 gr 0 min
Totale 70 gr

Lieviti
SafAle US 05 8 gr

Profilo Mash
Beta-amilasi 63 °C 35 min
Alpha-amilasi 72 °C 15 min

Anche la scelta del lievito, l'US-05 della Fermentis, un lievito neutro, è stato scelto per lo stesso motivo, modificare il meno possibile il sapore del luppolo selvatico. Durante la fase di beta amilasi è stato ricontrollato il pH 5,60.
Dopo la sosta a 72 °C abbiamo tirato su la sacca e strizzato velocemente la sacca, in pentola ci sono rimasti 10 litri e una densità di 1052. Naturalmente essendo una cotta concentrata, la densità risulta più alta di quella finale, perchè alla fine sarà aggiunta acqua nel fermentatore.


Andiamo verso la bollitura, siamo pronti per il momento topico, che abbiamo atteso praticamente dall'anno scorso, quando abbiamo cominciato a pensare al luppolo selvatico, che invade le nostre colline, le gittate del luppolo.


Questo è il sacchetto sottovuoto del luppolo utilizzato, confezionato qualche giorno fa, dopo aver fatto essiccare fino a perdere circa l'80% dell'acqua presente all'interno dei coni. E' stato scelto il luppolo raccolto vicino al fiume, dalle buone caratteristiche di amaro, dall'assaggio che avevamo fatto sui coni direttamente in loco. Anche la quantità di luppolina è buona, dalla resina che è rimasta attaccata alle dita. La quantità decisa è una via di mezzo, un compromesso tra me ed Andrea, dove io avrei osato qualche grammo in più, ma giustamente Andrea non vuole rischiare la prima cotta, con un amaro eccessivo che andrebbe a coprire eventuali accenni di aroma.


Ecco qui la prima gittata all'inizio della bollitura, 20 grammi, inseriti in una calza e gettati nelle fauci del mosto marrone e torbido. Appena buttato, non abbiamo percepito alcun aroma salire o appena accennato, molto meno di quanto ci saremmo aspettati.


Qui mentre le calze con i luppoli selvatici bollono i mezzo alle onde di questa mare scuro.
Dopo l'ora di bollitura non ci resta che registrare qualche parametro importante come la quantità di mosto rimasto, che servirà per capire quanta acqua aggiungere, e la densità finale parziale del mosto concentrato. 8 litri per una densità di 1074. 


Estraiamo e strizziamo i luppoli


e per il raffreddamento utilizziamo il vecchio metodo del lavandino, come ai vecchi tempi dei kit. Lavandino pieno di acqua e ghiaccio per abbattere velocemente la temperatura.


Nel frattempo, anche se un pò in ritardo preparo il lievito, si vede il pentolino in raffreddamento prima di unire e mescolare bene il lievito.
Arrivati a 50 °C, e visto la presenza in freezer delle bottigliette utilizzate nella cotta precedente, decidiamo di velocizzare ulteriormente il raffreddamento inserendole nella pentola, naturalmente sanificate prima.


Intanto il fermentatore, il rubinetto e tutto il necessario, compreso il bicchiere per il lievito e la pallina porosa dell'aeratore è stato sanificato e pronto per essere utilizzati.


Ora non ci resta che versare il lievito e mescolare bene, e aspettare che si reidrati.


Sarà il ritardo con cui è stato preparato, o la temperatura dell'acqua utilizzata per la reidrazione più bassa invece che i classici 25°C, per una distrazione siamo arrivati a 20°C, o l'eccessivo quantità di acqua rispetto agli otto grammi utilizzati, ma questa volta il lievito non ha schiumato, neanche dopo l'aggiunta del mezzo grammo di zucchero.


Una volta raffreddato il mosto è stato versato nel fermentatore,  e acceso l'aeratore per aumentare il livello di ossigeno, è abbiamo versato gli ulteriori 4 litri di acqua per arrivare a 10 litri stabili dalla ricetta. Abbiamo preso un campione per misurare la densità finale, e rimaniamo stupiti 1050, decisamente buona l'estrazione che ha portato l'efficienza alle stelle 82%, un livello che con la pentola più grande non siamo ancora riusciti ancora a raggiungere. Dopo tre quarti d'ora, anche se il lievito non aveva schiumato lo abbiamo versato lo stesso. 


Una bella mescolata, e chiusura del coperchio. Prima di portare il fermentatore in cantina, abbiamo doverosamente assaggiato il campione in provetta. All'olfatto non si sentono aromi luppolati, ma un gran aroma di malto sopratutto il Carapils, la fa da padrona. Al gusto, inizialmente è molto dolce, il gusto del malto è forte, ma man mano che scende in gola si comincia a sentire il nostro luppolo selvatico, con quel gusto amaro non così devastante, presente ma non invadente. Staremo a sentire tra un tre mesi.
Non rimane che depositare il piccolo fermentatore insieme all'altro che contiene la Kashmir.

     
Stamattina cantava alla grande, segnalando che la fase di fermentazione tumultuosa era partita alla grande, portando la temperatura del mosto da 20°C, temperatura dell'inoculo del lievito, fino a 24°C, anche la schiuma presente in superficie denota l'avvenuta partenza della trasformazione degli zuccheri, in alcool.
Siamo contenti della bella esperienza, anche se è prematuro dare dei giudizi, su questo vicino invadente, che merita un articolo tutto per se, ne parleremo presto, ma questa è un'altra avventura


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